Rinnovamento nella Tradizione

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Utente: gruppo17

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domenica, 30 settembre 2007

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postato da: gruppo17 alle ore 19:10 | link | commenti (1)
categorie:

Cronache
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Brucia un pino loricato, simbolo del Parco del Pollino

Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi

Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra

Continuano i roghi nel Parco del Pollino.
Questa volta l’episodio è stato particolarmente odioso non per la vastità della superficie percorsa dal fuoco quanto per il fatto l’incendio ha interessato il tronco di un pino loricato. Il fatto è avvenuto il 23 settembre us, in località Piani del Pollino.
Le conseguenze sarebbero state ancora più pesanti, se alcuni escursionisti, presenti sul posto, non fossero subito intervenuti a spegnere il fuoco prima che si propagasse fino alla Serra delle Ciavole. Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi.
Il pino loricato (Pinus leucodermis), è considerato un relitto di altri tempi, sopravvissuto alle grandi glaciazioni. Un albero monumentale, che cresce isolato su spuntoni di roccia, quasi una sentinella a proteggere il Parco.
Questa volta non è riuscito a proteggersi da mani assassine.
Tra le specie arboree più suggestive ed imponenti della flora italiana ed europea, è molto rara, la sua diffusione è limitata solo alla penisola Balcanica e ad alcuni massicci dell’Appennino meridionale: Monte Alpi e M. La Spina in Basilicata, Pollino e Monti di Orsomarso in Calabria.
L’incendio di domenica scorsa conferma quanto sia urgente che vengano adottate delle misure immediate di salvaguardia per questi pochi esemplari di pino loricati rimasti e per l’intero territorio del Parco del Pollino e quanto sia attuale l’appello del presidente Napolitano per la mobilitazione permanente dei cittadini contro i roghi.
ItaliaNostra chiede che, oltre a coinvolgere la popolazione nella “custodia” vigile del patrimonio naturale, siano chiamati alle loro responsabilità coloro che, pur avendo il compito istituzionale di controllare e tutelare, non hanno adottato le giuste misure di prevenzione e di protezione, mettendo così in serio pericolo l’esistenza di beni preziosi quali i pini loricati e tutta le superfici boscate percorse dai roghi all’interno del Parco del Pollino.
 

PinoLoricato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 19:08 | link | commenti
categorie: 06 cronache
venerdì, 28 settembre 2007

Iniziative
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LUCCA/ PAESAGGIO E LINEE ELETTRICHE

Sull'inaccettabile impatto paesistico della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole è intervenuta la Sezione lucchese di Italia Nostra con la seguente nota inviata a Comune di Lucca e Soprintendenza il 28.09.07

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

La Società Terna sta per iniziare la costruzione della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole. Questa nuova linea attraverserà gran parte del territorio comunale che va dal Morianese alla Cappella, a S. Alessio, a Cerasomma impiegando enormi nuovi tralicci metallici variabili da 25 a 40 metri di altezza e portanti fili con una tensione di 132.000 kw.
Solo una minima parte di questo percorso è stato previsto in interrato così che la realtà paesaggistica (ma anche economica) delle colline ne risulterà gravemente danneggiata, se non addirittura compromessa. Questo, nonostante lo specifico vincolo paesistico che le interessa tutte, assieme alla fascia fluviale.
Gli invadenti nuovi tralicci interesseranno ambiti di insediamenti umani, di ville storiche, di case sparse, di territori boscati, di preziosi paesaggi agrari terrazzati con vigne ed olivi, di singoli edifici sottoposti a tutela (come il deposito per le acque minerali di Lorenzo Nottolini a S. Lorenzo di M.no) …..
Le varie attività agrituristiche impiantate in modo sostenibile in tutta la zona hanno contribuito finora al recupero del patrimonio edilizio e sono una risorsa essenziale per la manutenzione del paesaggio agrario, perché costituiscono una indispensabile integrazione economica per gli operatori agricoli ai fini della loro attiva permanenza in loco. Esse subiranno evidentemente un forte danno alla loro immagine, appetibilità e capacità di richiamo, perché incompatibili con l’impatto visivo diretto delle nuove strutture con probabili conseguenze negative sul ruolo di presidio ambientale svolto lì dagli attuali operatori.
La nuova linea elettrica taglierà anche quell’area agricola in margine al fiume Serchio e in località S. Alessio che questa Associazione da tempo invita a inserire tra i patrimoni paesistici da tutelare rappresentando forse l’ultimo lembo di ambiente agrario e di corti rurali rimasto ancora pressoché incontaminato in tutto il territorio lucchese. Qui, ove sembra di aver sventato definitivamente, con la nuova Amministrazione, lo snaturante progetto di campo e attrezzature per il golf, non vorremmo che ora gli enormi tralicci dell’alta tensione ne compromettessero un conveniente recupero a testimonianza della struttura agraria storica della pianura.
La linea ad alta tensione si rende utile e indispensabile per la vita e le attività della nostra società? Bene, non ostacoliamola, ma pretendiamo che sia fatta con un investimento idoneo in modo da non creare irreparabili danni ai valori paesaggistici e all’equilibrio ambientale presenti nella zona e che ne costituiscono anche il suo valore economico. L’interramento della linea progettata risponderebbe positivamente ad ambedue le esigenze, ed anche a quelle (mai completamente rassicuranti) nei confronti della salute dei cittadini. Non è più il tempo del disinvolto e selvaggio sfruttamento territoriale che ha caratterizzato gli anni del boom economico dello scorso secolo!
Comune di Lucca e Soprintendenza possono, anzi debbono, richiedere e pretendere questo.

postato da: gruppo17 alle ore 16:37 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
mercoledì, 26 settembre 2007

Iniziative
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ANCORA DISTRUZIONI DI CORTI RURALI!!!

Gli ennesimi cascinali di corte possono essere abbattuti e ricostruiti per farne abitazioni. Questa volta è interessato il territorio di Segromigno. Ecco la nota inviata il 25 settembre 2007 al Sindaco di Capannori (Lucca).

Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

Ancora un'altra corte rurale sta per essere  distrutta!
Ci segnalano che in via dei Gheghi, a Segromigno, si sta per abbattere un'intera ala di corte Frosi per costruirvi, ex-novo, alcune abitazioni. Questa corte ha subìto nel tempo molti rimaneggiamenti, ma ha ancora pienamente leggibile il particolare impianto a tre file di edifici che si affacciano su due aie  collegate alla strada con ponticelli arcuati sopra il rio Vione. Proprio la breve ala più a sud, costituita da cascine in apprezzabile muratura in pietra arenaria e cotto e in gran parte con mandolate, verrebbe completamente abbattuta. In precedenza nell'ala in questione si era insediata un'attività artigianale che la ha contornata di un'infinità di strutture precarie, strutture tutte utili (pensiamo) per il passaggio alla volumetria delle nuove  abitazioni
Non sappiamo se quanto segnalatoci si è già concretizzato in un nuovo permesso dell'Amministrazione. Ma visti i precedenti la cosa appare più che credibile.
Sig. Sindaco,  non chiediamo bizantinesche pezze pseudo-giustificative sulla regolarità dell'operazione da parte dei suoi Uffici, noi chiediamo semplicemente  se quello che Lei e la Sua Amministrazione, ma anche le stesse  norme globalmente interpretate,  intendono e vogliono come "recupero" delle corti rurali  è costituito da queste integrali distruzioni materiali e tipologiche che a più riprese abbiamo segnalato, come  a Toringo e a Lammari.
Poiché ci auguriamo che Lei non possa condividere questo modus operandi, due sono le cose che ci sentiamo di indicare:
1. Che le contraddittorie norme vigenti del Regolamento siano considerate nella loro interezza prescrittiva e non solo negli aspetti permissivi che pure vi compaiono;
2. Che le fumose regole vigenti sulla salvaguardia di questo patrimonio tipologico vengano urgentemente riscritte cancellandone l¹inaccettabile aleatorietà e  discrezionalità.

Ad integrazione della nota sovrastante ecco i seguenti dati:
1. L'intervento di demolizione e ricostruzione è stato autorizzato dall'A.C. in questo anno 2007
2. Al posto dell'ala di corte abbattuta sorgeranno ben 8 unità abitative. Inoltre altre unità abitative verranno costruite con altra concessione nei terreni adiacenti alla corte.
3. Lo strumento urbanistico non classifica questa ala di cascine che verrà abbattuta come appartenente ad una corte, ma come semplice sede di attività artigianale. Questo chiaramente connota come lo strumento urbanistico sia carente anche sulla rilevazione dello stato
preesistente.

postato da: gruppo17 alle ore 21:57 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative

Proposte
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ItaliaNostra:
potenziamo il corridoio ferroviario jonico


Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra

Su un settimale nazionale, in edicola in questi giorni, abbiamo letto un’intervista al ministro dei Trasporti Bianchi, dal titolo “L’Italia finirà a Gioia Tauro”.
Il ministro, riferendosi ai lavori di ampliamento dell’autostrada A3 nel tratto Gioia Tauro-Reggio Calabria, esprime timori per la prossima apertura dei cantieri ANAS che dureranno 4 anni e che metteranno a dura prova il traffico da e per la Sicilia.
L’on.le Bianchi pensa a soluzioni alternative per affrontare sopra tutto l’emergenza da traffico pesante, utilizzando dei collegamenti per via aerea dalle città del Nord fino alla Sicilia e via mare dai porti di Vibo Valentia, Gioia Tauro, Salerno fino a Reggio e Messina.
Tra le proposte che il Ministero dei Trasporti adotterà dal 1°ottobre pv. dovrebbe scattare quella di un ecobonus per quei trasportatori che accetteranno di privilegiare il trasporto su nave a quello su gomma, mentre verranno acquistati una decina di treni,
finanze permettendo, per creare una sorta di metropolitana extraurbana tra Reggio C. e Gioia Tauro per la mobilità dei pendolari.
Tutto questo caos dei trasporti nel tratto calabrese della A3 si sarebbe potuto evitare da tempo se i governi nazionali e regionali avessero rivolto, negli anni passati, maggiore attenzione allo sviluppo ed al potenziamento doveroso ed improcrastinabile delle reti ferroviarie joniche e del traffico marittimo dello stesso versante, le famose Autostrade del Mare che ItaliaNostra nazionale aveva proposto sin dal 1999 nel corso
dell’importante Convegno di Portoferraio (Isola d’Elba).
Una politica regionale poco o affatto lungimirante ha fatto sì che, all’interno della Calabria, ci fossero figli e figliastri, si investissero molte risorse per lo sviluppo delle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime nel versante tirrenico e poco o nulla si programmasse per il lato jonico della regione, che è rimasto sempre più isolato e, pertanto, poco sviluppato.
Nessuna guerra in famiglia, per carità. A nostro avviso, le risorse economiche dovevano essere stanziate in misura equilibrata sui due versanti della regione.
La debolezza di un’area così vasta della Calabria non aiuterà la regione nel suo complesso a decollare, alla stessa stregua della debolezza del meridione a confronto con l’Italia intera, come ha recentemente affermato il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Ritornando al nocciolo del problema, incentivare l’ utilizzo della tratta ferroviaria jonica, particolarmente per il traffico pesante, nei collegamenti dall’Adriatico, dalla Puglia, dalla Basilicata e non solo fino alla Sicilia, avrebbe comportato la decongestione del traffico merci sul versante tirrenico, ed in particolare quello su gomma, con conseguente alleggerimento del volume di traffico sull’autostrada A3 sempre a rischio di collasso, con conseguente risparmio di numerose vite umane e con la riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Speriamo che i tempi siano maturi per un’auspicabile inversione di tendenza.
Qualche segnale lo abbiamo colto. Abbiamo notato infatti che, a seguito della pubblicazione il 10 settembre scorso di un nostro articolo su un quotidiano locale sul problema “degrado degli ambiti ferroviari a Crotone e sicurezza, potenziamento e sviluppo delle l inee ferroviarie joniche”, ci sono stati degli interventi autorevoli sia a livello comunale che regionale.
Identica attenzione anche da parte dei media, che hanno posto questo tema al centro del dibattito sul futuro sviluppo di Crotone e del suo territorio.
A questo punto, la cittadinanza, nelle sue varie componenti, non stia più a guardare gli eventi, ma svolga quel ruolo di vigilanza e di stimolo sulle Istituzioni che fa parte integrante delle sue prerogative.

FerrovieCartinaStorica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 21:32 | link | commenti
categorie: 04 proposte
venerdì, 21 settembre 2007

Iniziative
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LUCCA: SI NEGA L'URBANISTICA E SI FA SOLO SPECULAZIONE!

Il piano attuativo presentato dalla società Valore spa nell'area del quartiere di S. Anna, a Lucca, moltiplica i devastanti effetti di un piano urbanistico che è solo favoreggiamento di operazioni edilizie, operazioni  sempre più grosse e sempre più incapaci di rapportarsi all'esistente e di rappresentare una qualsiasi idea di città.
Ecco l'allarmata e articolata nota inviata dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a tutti gli Organismi comunali.

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca


CONSIDERAZIONI GENERALI

Valutazioni di politica territoriale - Lo scopo dei Piani attuativi è quello di fornire proposte dettagliate di forme urbane. Quando uno strumento urbanistico generale rimanda  alla discussione e all’eventuale approvazione successiva di  questi micro-strumenti urbanistici è perché ha constatato che l’importanza dell’intervento richiede un approfondimento che abbisogna di una proposta dettagliata che non necessariamente deve essere accettata tout court, ma deve essere valutata nella sua “compatibilità urbana”. E’ in questo senso, quindi, che l’A.C. deve fare le sue valutazioni sul significato e sui riflessi urbani che ogni proposta di Piano attuativo riveste. La previsione del passaggio intermedio costituito dal Piano attuativo che si pone tra Piano generale e singole autorizzazioni edilizie apre  (per l’importanza della funzione,  per la consistenza volumetrica possibile, per il significato e il valore del contesto...) il campo ad ogni considerazione  non solo tecnica, ma anche e soprattutto di politica territoriale, pur nell’ambito delgli strumenti generali vigenti.
Questo per chiarire, in generale, che non basta che una qualsiasi proposta di  Piano attuativo resti negli ambiti massimi quantitativi e/o qualitativi fissati dallo strumento generale perché debba essere recepito in forma automatica, ma, trattandosi di strumento urbanistico con lo stesso iter di coinvolgimento collettivo proprio degli strumenti urbanistici,  ne deve essere verificata la sua compatibilità urbana, ambientale, architettonica, funzionale… assieme   alla sua coerenza e convenienza con gli interessi generali.  A fare queste valutazioni infatti (sia nella fase di adozione del Piano attuativo che in quella di approvazione) è chiamato il Consiglio Comunale ovvero l’Organo che fa le scelte di politica territoriale.
 
Verifica dei limiti di sostenibilità - Ogni proposta di Piano attuativo non solo deve rispettare i limiti previsti dal Regolamento Urbanistico, ma deve essere contemporaneamente coerente con le indicazioni generali dettate dal Piano Strutturale (che è sovra-ordinato rispetto a tutti gli altri strumenti urbanistici) e deve essere verificata, in particolare, la sua compatibilità con i limiti quantitativi massimi da questo fissati sia in generale che per ogni singola UTOE (Unità Territoriale Organica Elementare), ovvero per quegli ambiti funzionali  in cui il Piano Strutturale stesso ha suddiviso tutto il territorio comunale. La norma di questi limiti e la suddivisione in UTOE hanno lo scopo fondamentale di non snaturare le singole realtà e di fissare la sostenibilità delle trasformazioni possibili per ognuna di esse a seconda delle proprie caratteristiche. 
Il territorio lucchese è stato interessato dalla costruzione di enormi volumetrie sparse in ogni dove.  I Piani vigenti hanno fissato i limiti massimi generali di queste trasformazioni, limiti che non possono essere travalicati. L’Amministrazione però non ha mai reso noto se sta svolgendo un dovuto monitoraggio della situazione per verificare se quanto si sta facendo e quanto sta autorizzando rientra ancora in questi limiti e pertanto se risulta legalmente “sostenibile”. E’ giunto l’indifferibile  momento in cui (con numeri, autorizzazioni e volumetrie  alla mano) si controlli e si dimostri pubblicamente  se questi parametri inderogabili (generali e per singole UTOE) sono stati rispettati  e quali sono ancora gli eventuali margini rimanenti per ulteriori trasformazioni.

Venendo al caso particolare del Piano in oggetto, pertanto, evidenziamo quanto segue.

CONSIDERAZIONI SPECIFICHE

Viabilità ed edificabilità -  Via Einaudi è nata, come già il Viale Luporini, quale viabilità di collegamento ai caselli autostradali di S. Donato. La seconda di queste strade ormai è già divenuta strada urbana perché i piani urbanistici hanno reso edificabili i terreni adiacenti. Ma la stessa fine si sta prospettando per  via Einaudi come dimostrano alcune costruzioni ivi già realizzate e come sancisce il piano attuativo in oggetto. La previsione dei 200 appartamenti  contemplati in questo Piano, i 300 uffici e le attività direzionali, l’attrezzatura della multisala cinematografica, l’albergo e le residenze turistico/alberghiere, le attività commerciali  con la possibilità di impianto, “per trasferimento o per accorpamento” di licenze, anche per medie strutture di vendita ecc. ecc.  daranno un bel colpo al ruolo primario di viale Einaudi quale collegamento autostradale. Contro questa illogica urbanistica che trasforma tutta la viabilità di collegamento in viabilità urbana, favorendo speculazioni edilizie nei terreni adiacenti agli assi viari, questa Associazione si è sempre battuta, a cominciare dai mega-centri commerciali (Carrefuor, Media-world, Cornacchie) in aderenza all’”asse suburbano”, fino alle recenti speculazioni  edilizie   allo scalo merci in  margine del nuovo collegamento del sovrappasso ferroviario. C’è la totale mancanza di qualsiasi obiettivo di “buona pianificazione”  in questo atteggiamento che porta ad un’escalation  perversa di nuovo consumo di suolo con la richiesta di nuova viabilità di collegamento perché quella precedentemente costruita viene offerta alla speculazione edilizia.

Il ruolo urbano delle varie zone – Nell’autorizzare ogni intervento consistente  sul territorio non può non considerarsi come questo si pone nei confronti delle strutture insediative esistenti anche a vasto raggio. E’ innegabile che oggi il centro storico soffre drammaticamente per la perdita di qualsiasi ruolo, di qualsiasi identità e di qualsiasi richiamo per i lucchesi: in calo vertiginoso i residenti stabili, ormai quasi totalmente assenti gli uffici privati, l’attività commerciale sempre più limitata a quella ad indirizzo turistico, la funzione direzionale in accelerata dismissione (dagli uffici comunali finanziari a S. Anna, a parte di quelli provinciali allo Scalo merci, a quelli dell’Agenzia delle Entrate a Guamo, all’Arpat che trasloca da via Vallisneri ….). Orbene cosa provocheranno in questo panorama già desertificato del centro storico i 200 nuovi appartamenti contemplati nel piano (cui vanno sommate le previste residenze turistico- alberghiere che molto spesso sono solo degli stratagemmi che nascondono nuove residenze ordinarie), i 300 nuovi uffici, la nuova multisala cinematografica che farà chiudere l’ultima funzione di attrattiva ancora presente nella città antica, il nuovo centro commerciale di media distribuzione possibile per “accorpamento di licenze”?
Cosa provocheranno nel centro storico e cosa provocheranno localmente? Sono domande che l’Amministrazione deve porsi per fare, con coerenza  le  scelte  conseguenti perché altrimenti non hanno senso le recenti lamentele per la fuga dell’Agenzia della Entrate.

Quale nuovo pezzo di città? – Il Piano presentato dalla Società Valore, per consistenza e impatto (132.000  mc, H massima 22 ml, quindi fino a 7 piani di vita) si propone come un nuovo quartiere urbano da costruirsi ex  novo. Ma quale disegno urbano esprime, quale idea di città? Nonostante ogni edificio contempli in interrato un proprio parcheggio di riferimento, l’intera superficie lasciata libera dall’edificazione è ossessivamente coperta da parcheggi di superficie. Le poche aree verdi (ma veramente poche) sono in dotazione privata dei soli edifici residenziali. Con esclusione di una piccola, insignificante e invivibile “piazza pubblica con fontana”, che è solo proscenio all’edificato,  non esiste alcun tessuto connettivo per la vita pubblica di relazione e il “verde” pubblico è limitato ad alcuni filaretti di alberi collocati nei “marciapiedi” che separano una fila di auto dall’altra. Ovvero tutto questo spazio comune assumerà, moltiplicandolo, l’aspetto dei parcheggi del Palafiera o del viale Carducci, anche se la superficie sarà “drenante”. Se questo così alto numero di parcheggi auto non è altro che quel minimo prescritto dagli standard per le varie funzioni  ivi previste e se questi stalli comportano l’esaurimento della superficie disponibile, tanto da non permettere che il complesso abbia alcuna degna articolazione di spazi per la vita urbana di relazione, questo è indice che il Piano è  concettualmente e sostanzialmente sovradimensionato, anche se “burocraticamente” rispetta i parametri “burocraticamente” espressi dal R.U. Qui spetta alla valutazione dell’Amministrazione comunale se vuole che sia costruito un “pezzo di città” per i suoi cittadini oppure  un  assurdo agglomerato  di auto ed edifici ammonticchiati. Se l’obiettivo che si persegue è il primo (come ci auguriamo), il drastico ridimensionamento quantitativo e qualitativo dell’intervento è indispensabile, per ricondurlo, almeno, da operazione speculativo-edilizia in operazione urbanistica.

postato da: gruppo17 alle ore 23:28 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
giovedì, 20 settembre 2007

Iniziative
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IL MOSTRO SUL LAGO/3

Sull'annosa questione del nuovo teatro pucciniano, in costruzione a Torre del Lago, è stata inviata da Italia Nostra una nuova lettera ai Ministri Rutelli e Pecoraro Scanio richiedendo l'irrinunciabile abbattimento delle mostruose torri sceniche in cemento.

Giovanni Losavio, Presidente nazionale di Italia Nostra
Nicola Caracciolo, Presidente Consiglio  toscano di Italia Nostra
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Antonio Dalle Mura, Presidente di Italia Nostra, sezione Versilia

Lo scorso 4 settembre questa Associazione ha organizzato un convegno per trattare le varie emergenze ambientali e paesaggistiche che interessano il lago di Massaciuccoli e la Versilia.
In tale occasione a più riprese abbiamo evidenziato il tema del grande nuovo Teatro Pucciniano in costruzione sulle rive del lago. Come nelle nostre precedenti note, ribadiamo le ragioni che si oppongono alla localizzazione di una così complessa opera.
•Aspetti paesaggistici e urbanistici - L’area che è stata scelta per il nuovo teatro interessa un lembo di terra a ridosso del lago che invece era necessario recuperare alla sua naturalità dopo la dismissione dell’attività estrattiva della torba. Si tratta dunque di un’”area tutelata per legge” a norma dell’art. 142, comma 1, lett. b), del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in ragione appunto della speciale naturalità del luogo. E non solo si è operato sulla riva, ma per il ricercato contatto diretto con il lago si è proceduto ad estendere la superficie della costruzione nell’area del bacino tramite un sistema di palificazioni, non considerando la drammatica situazione ambientale che grava sul lago stesso e che rischia di farlo scomparire definitivamente.  Una scelta che è un assurdo paesaggistico e ambientale in un’area protetta.
•Aspetti culturali – Se la finalità della nuova costruzione era quella di celebrare il genio musicale di Puccini (nel 2008 cade il 150° anniversario della nascita) il modo più corretto sarebbe stato quello di conservare nella sua naturalità e nella sua wildness le sponde lacustri tra le quali il Maestro amava cacciare, riposarsi  e trovare ispirazione. Insomma il lago nella sua naturalità non è soltanto un luogo di grandissima valenza ambientale,  ma deve essere considerato anche un vero e proprio parco culturale intimamente legato alla vita e all’arte di Puccini. La costruzione del nuovo teatro (e l’abbattimento dell’indegna struttura provvisoria del vecchio teatro che oggi ancora esiste) poteva essere fatta con impatto di gran lunga inferiore salvaguardando naturalità e cultura di questo ambiente, allontanando convenientemente la nuova costruzione da queste sponde.
•Aspetti architettonici – Materiali e forme prescelti per questo macro-intervento (teatro all’aperto per 3200 posti, sala sottostante coperta per 500 posti, oltre a tutte le attrezzature necessarie alla funzionalità) sono davvero impropri. La presenza di quattro enormi torri per le attrezzature di scena (originariamente nate anche con l’intenzione di dare una copertura  al palcoscenico) portano a ridosso dell’acqua una dimensione verticale che è del tutto estranea al piatto paesaggio lacustre e che nessuna correzione dei materiali sarà in grado di mitigare. L’impatto delle torri sceniche  non può essere né corretto né mitigato con qualche stratagemma cromatico o materico, come ha dovuto riconoscere lo stesso Vittorio Sgarbi. A margine, non possiamo non considerare come, nonostante il consistente investimento di istituzioni pubbliche (Comune di Viareggio, Fondazione Festival Pucciniano, Provincia di Lucca, Regione Toscana) e della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, l’opera, che ha avuto un iter assai controverso e “avventuroso”, non abbia mai perseguito quel requisito della qualità che doveva essere il primo obiettivo necessario per una degna celebrazione di Puccini.

A fronte di questa situazione e anche considerando che a seguito delle nostre precedenti segnalazioni  il Ministero per i BB. e AA. CC. ha incaricato l’arch. Roberto Cecchi di verificare lo stato dell’opera e di studiare assieme agli altri Enti una riduzione dell’inaccettabile impatto (ormai riconosciuto da tutti), Italia Nostra sottolinea come, per far questo e per ridare dignità ad una iniziativa celebrativa alla quale guarda il mondo intero, l’operazione minima, ma indispensabile, sia l’abbattimento totale delle attuali quattro torri sceniche in cemento e la loro sostituzione con elementi “telescopici”  che le attuali tecnologie possono permettere. Ben sappiamo che per far questo occorrono nuovi investimenti, ma il nome di Puccini e l’assoluta necessità di una sua degna celebrazione  non dovrebbero rendere difficile il reperimento dei necessari finanziamenti.
Questa è  la proposta, concreta e fattibile, che ci sentiamo di avanzare, ferme rimanendo le ragioni di radicale incompatibilità ambientale della localizzazione del nuovo teatro (che non si è saputo e voluto contrastare).
All’obiezione che da qui all’estate del prossimo anno non ci sono i tempi tecnici per la progettazione e la costruzione dei nuovi elementi scenici “telescopici”, rispondiamo che sono trascorsi sette mesi dalle nostre prime segnalazioni rimaste prive di ascolto e che il prossimo anno la struttura teatrale potrà funzionare eventualmente anche ricorrendo a strutture metalliche stagionali, mentre si potrà procedere  successivamente alla realizzazione della struttura scenica definitiva nel modo anzidetto.
Fidando in un favorevole accoglimento della proposta, inviamo i migliori saluti.

TorredelLago2














 

postato da: gruppo17 alle ore 13:38 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
venerdì, 14 settembre 2007

Cronache
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DOPO L’ESTATE DEI ROGHI
Emergenza ambientale nei parchi nazionali dell’Appennino meridionale
  
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
  
Percorrere l’autostrada A3 nel tratto calabro-lucano del Pollino, consente, nonostante gli interventi dell’uomo, di immergersi in un ambiente naturale di un certo fascino, di ammirare un paesaggio ampio, con vette che si stagliano a volte a picco, altre volte con dolci pendii, paesaggio mutevole a seconda delle stagioni e delle ore del giorno.
A fine mese di luglio u.s., siepi di ginestre profumavano l’aria alternando il colore giallo al verde dominante dei faggi, dei pini, degli abeti, delle querce, dei lecci a seconda dell’altitudine.
Ai primi di settembre, lo stesso percorso autostradale, in particolare da Castrovillari a Campotenese, era completamente stravolto per le conseguenze di un gran numero di roghi:
colori dominanti nero e grigio scuro, alberi e siepi a terra, un’ecatombe dell’ambiente, la violenza del fuoco che si abbatte cieca su alberi, siepi, fauna, distruggendo tutto l’ecosistema.
Continuando a bruciare ettari di bosco nel Parco o nelle aree limitrofe, tutti gli sforzi per conservare la biodiversità, per tutelare la presenza della flora e fauna selvatica, protetti dalla legge quadro 394/91, viene ad essere messa in discussione.
Ad essere devastate dai roghi, per lo più dolosi, sempre nel parco del Pollino, alcune lussureggianti aree boschive nella Valle del Fiume Lao e nell'Orsomarso, aree SIC e ZPS: uno scempio terribile (vedi foto). Anche il tratto lucano del Parco non è stato risparmiato: pregevoli aree boschive a Noepoli, Val Sarmento, Latronico, Viggianello, Rotonda, per complessivi circa mille ettari, sono state percorse dai fuochi.
Stessa sorte per 1.600 ettari di superfici boscate nel Parco nazionale della Sila, sopra tutto nella provincia di Catanzaro, comune di Albi, e di Cosenza, comune di San Giovanni in Fiore.
La mappa dei roghi in Calabria somiglia ad un bollettino di guerra: 150 roghi hanno percorso una superficie “protetta” di 6.000 ha., comprendendo, in misura minore, anche il parco regionale delle Serre ed il parco di Aspromonte.
Con amarezza constatiamo che i parchi di Calabria e di Lucania, come quelli di altre regioni dell’Appennino meridionale, hanno subito, nell’estate 2007, danni incalcolabili e conseguenze tragiche per l’ecosistema montano, per la biodiversità, per l’economia dei luoghi, (perdite nel settore turistico e minore produzione agricola e casearia).
Se a questi ingenti danni da incendio nelle superfici protette si aggiungono poi i numerosi tagli realizzati anche in aree di tutela integrale dei Parchi nazionali (Sila e Pollino) per scopi prettamente economici che hanno messo e mettono a rischio notevole estensioni boschive, allora diventa quanto mai condivisibile ed auspicabile la richiesta di una moratoria di tre anni, proposta dalla OLA ambientalista e da altre associazioni, tra cui ItaliaNostra.
Un calcolo per difetto stima in 77.600 gli incendi boschivi in Italia nel 2007, con una superficie totale di 116.000 ha. di territorio coinvolto, compresi gli abitanti ivi residenti, con un incremento del 70 % del numero dei roghi rispetto all’anno precedente. Sono numeri sui quali bisognerà riflettere a lungo e, (chiuso il periodo dell’emergenza grazie alle piogge tanto attese), si dovrà passare alla fase operativa proponendo delle soluzioni per non doversi ritrovare nell’estate 2008 con gli stessi problemi.
Ma, prima di guardare al futuro, a nostro avviso si deve necessariamente osservare criticamente la realtà presente ed inchiodare intanto i colpevoli delle azioni criminose alle loro pesanti responsabilità, ricordando che recentemente il numero di vittime per i roghi è salito a 17.
Si chiede certezza della pena per reati così gravi per l’estensione del fenomeno nonché per l’allarme sociale che provocano. Le leggi ci sono, l’art. 423 bis del c.p. prevede il carcere fino a 10 anni per il reato di incendio boschivo, pena che può arrivare a 13 anni qualora l’incendio si sviluppi in aree protette.
Dall’altra parte, è doveroso ricordare e ringraziare coloto che, tra volontari, vigili del fuoco, Corpo forestale dello Stato ed altri rappresentanti delle forze dell’ordine, si sono impegnati in prima linea a lottare contro i roghi.
Le foreste, preziosi serbatoi di ossigeno per il Pianeta, una volta bruciate, purtroppo contribuiscono ad aumentare le temperature, ad incrementare le emissioni di CO2 nell’aria, producendo oltre 700 tonn. di PM10, particelle notoriamente pericolose per la salute umana come anche la diossina che, accumulata sui prati e sui pascoli dopo un incendio, avvelena il latte degli animali che pascolano, con conseguenze sulla catena alimentare.
A nostro avviso, andrà avviata un’approfondita indagine a livello governativo sulla scarsa o meglio inesistente prevenzione degli incendi, nonostante le previsioni di un’estate torrida, sui ritardi negli interventi di soccorso, sul mancato coordinamento degli stessi, sul mancato rispetto delle leggi (da parte dei Comuni), che pure esistono, vedi la 157/92 e la 353/2000, e della legalità. Ad oggi, solo la regione Puglia ha attivato, e messo a disposizione di tutti, la mappa aggiornata delle aree percorse dal fuoco con una cartografia consultabile anche su internet. Vedremo se anche le altre regioni si attiveranno quanto prima possibile e se le stesse provvederanno a stipulare, a tempo debito, i “patti di solidarietà” con alcune associazioni di volontariato per l’utilizzo dei volontari come vedette nei boschi. Un intervento immediato, entro la prima mezz’ora, sul luogo dell’incendio contribuisce a fermarlo prima che, favorito dai venti caldi, possa estendersi in aree limitrofe.
Per ogni ettaro di foresta distrutta se ne vanno in fumo molte migliaia di euro per danni indotti (tratto da " Il Bosco e il suo valore" di Alberto Quadro Curzio). Piuttosto che intervenire, a livello centrale, con una pioggia di milioni di euro per la ricostruzione di tante migliaia di ettari bruciati, si sarebbe dovuto e potuto rendere effettivamente operativo il Corpo Forestale dello Stato dotandolo di un congruo numero di uomini e di mezzi per l’avvistamento ed il telerilevamento, fornire elicotteri antincendio distribuiti in modo omogeneo in ciascun parco nazionale per il pronto intervento. E non solo… l’elenco delle cose non fatte sarebbe troppo lungo. A questo punto, riteniamo non più rinviabile la preparazione a livello nazionale di un piano di interventi preventivi per gli incendi, da attuarsi entro pochi mesi e, comunque, non più tardi della primavera 2008.
ItaliaNostra, l’associazione onlus che dal 1955 si impegna attivamente per la tutela e salvaguardia del patrimonio culturale e naturale, e che, tra l’altro, si è battuta per l’approvazione della legge quadro 353/1991 per l’istituzione dei parchi nazionali e delle aree protette in Italia, farà responsabilmente la sua parte, con la rete delle sezioni diffuse in tutto il Paese, per sviluppare e divulgare un “comportamento etico”nei confronti dell’ambiente, promuovendo, tra l’altro, iniziative ed attività di educazione e di formazione dei cittadini di tutte le età.
ItaliaNostra aderisce pertanto all’appello del Presidente Napolitano per una “mobilitazione permanente” contro i roghi, per sensibilizzare le persone verso un atteggiamento di empatia nei confronti dell’ambiente, patrimonio di tutti e dimora di ciascuno, bene prezioso da custodire con grande rispetto anche per le generazioni future.

IncendioParchi1




















INCENDI AG.2007 006



INCENDI AG.2007 004
postato da: gruppo17 alle ore 16:29 | link | commenti (1)
categorie: 06 cronache
mercoledì, 12 settembre 2007

Iniziative
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ItaliaNostra propone di riqualificare gli ambiti ferroviari e di migliorare l’offerta del sistema ferroviario lungo la linea jonica.
 
 
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra onlus
 
In prossimità delle stazioni ferroviarie italiane, e quella di Crotone non fa eccezione, si nota spesso uno stato di abbandono e di incuria nell’area adiacente ai binari per la presenza di magazzini fatiscenti, di depositi non finiti, lasciati nel degrado, circondati da erbacce e da cumuli di materiali di risulta, come se fossero luoghi nascosti e poco visibili.
In realtà, essi si presentano tutti i giorni alla vista di decine di migliaia di passeggeri che percorrono la penisola in treno, compresi i turisti che, numerosi, vengono ogni anno a visitare il “Bel Paese”.
Dal momento che questo fatto costituisce un danno all’immagine dell’Italia nel mondo e, più in generale, al decoro del paesaggio del nostro Paese, ItaliaNostra intende organizzare, appena sarà approvata dal Consiglio direttivo nazionale del 15 settembre p.v, una Campagna per sensibilizzare le Ferrovie dello Stato ad adottare immediate misure atte a fermare il degrado ed a riqualificare i luoghi che circondano le stazioni, la cui cura e manutenzione spettano, per lo più, alle F.S. quale Ente proprietario o gestore.
In particolare, l’associazione propone la demolizione degli edifici fatiscenti o inutilizzati, la rimozione dei materiali di risulta lasciati in abbandono, la cancellazione di graffiti e scritte non decorose, la ristrutturazione degli immobili da recuperare ed infine, per quanto riguarda le superfici incolte, la creazione di giardinicon prati, quinte e siepi di verde con la messa a dimora di alberature.
Per quanto riguarda l’area circostante la stazione ferroviaria di Crotone, l’edificio è stato restaurato di recente, mentre non si può dire lo stesso per il giardinetto, una volta piacevole luogo di sosta. Attualmente esso è abbandonato, con una voliera desolatamente vuota e la statua della Madonna situata in un contesto di degrado, con alberi, siepi e fiori che aspettano di ricevere cura ed attenzione.
Il ripristino del decoro dell’area verde non dovrebbe richiedere un grande sforzo economico, ma contribuirebbe a dare a tutto l’ambito ferroviario una migliore vivibilità.
Sempre restando nel settore trasporti, ItaliaNostra partecipa attivamente da alcuni anni alla Campagna di educazione stradale “Vacanze coi fiocchi” per salvare delle vite umane sulle strade.
L’aumento del numero di vittime, particolarmente di giovani, non può che preoccupare l’associazione che ha posto al centro dell’attenzione la salvaguardia dell’ambiente, partendo dai suoi abitanti.
 Siamo convinti infatti che un uso più misurato dei veicoli a motore oltre ad una maggiore prudenza, all’osservanza del codice stradale e delle norme, con particolare riferimento alla proibizione di assumere alcool e droga, porterebbe ad una drastica diminuizione del numero delle vittime sulle strade.
A nostro parere, per contribuire a ridurre gli incidenti stradali nel nostro territorio si dovrebbe consentire a chiunque abbia necessità di spostarsi di utilizzare dei mezzi di trasporto pubblico e non sempre il proprio veicolo.
La migliore alternativa all’auto potrebbe venire dall’utilizzo del trasporto su rotaie,
sempre che ci sia la volontà politica di metterlo in sicurezza, potenziarlo e renderlo efficiente.
Purtroppo, i collegamenti ferroviari Crotone-Catanzaro Lido-Lamezia Terme, quelli per Reggio Calabria o per Taranto, lungo la linea jonica calabrese, sono piuttosto lenti e con orari non sempre congrui. Inoltre, vengono utilizzati per lo più dei locomotori “datati”, dismessi dalle tratte ferroviarie del nord… Eppure, i viaggiatori che partono da Crotone pagano una tariffa identica rispetto ai clienti di Trenitalia del centro nord, che fruiscono di mezzi sicuramente più moderni e confortevoli oltre che di orari più comodi.
E’ risaputo che questo isolamento da infrastrutture ha penalizzato, e continua ancora di più a farlo, lo sviluppo economico-sociale-culturale di Crotone e provincia. Basti pensare ai flussi turistici spesso dirottati sul Tirreno anche per le comunicazioni più veloci.
Nessuna illusione sui tempi di soluzione del problema, ma è indispensabile ci sia una mobilitazione dei cittadini, e non solo dei pendolari costretti ad utilizzare il treno, per ottenere quello che è stato promesso da tanti anni e mai mantenuto.A ciascuno, la sua parte di responsabilità.
Infine, ItaliaNostra rinnova la richiesta, presentata in una lettera indirizzata ai dirigenti di Trenitalia Calabria il 7 luglio scorso, (finora senza risposta), di apporre delle targhe di marmo sulla facciata dell’edificio della stazione, a ricordo del passaggio nella stazione di Crotone di due illustri personaggi, Giuseppe Garibaldi e George Gissing.
L’eroe dei due mondi fu salutato da una folla di crotonesi il 25 Marzo 1882, mentre lo scrittore viaggiatore inglese, quindici anni più tardi, il 26 novembre 1897, scese alla stazione di Crotone dopo essere partito da Taranto, descrivendo il suo viaggio e soggiorno nel libro “Sulle Rive dello Ionio”(By the Jonian Sea).
Possiamo immaginare, in un futuro non lontano, di percorrere la linea ferroviaria jonica comodamente seduti in una vettura degna del XXI secolo, dopo aver sostato in un giardinetto piacevolmente curato ed aver ammirato le targhe di marmo, poste sulla facciata della stazione ferroviaria, dedicate a due illustri personaggi?
Crotone, 9 Settembre 2007
 
 
 
postato da: gruppo17 alle ore 21:35 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
domenica, 09 settembre 2007

Segnalazioni
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NO AL FAR WEST DEI CERTIFICATI VERDI
“Eolico e biomassa, rispettando la
sostenibilità dei territori e l’ambiente”

Premesso che:

in Italia è un proliferare di mega impianti eolici ed a biomassa industriali, con il conseguente e ripetuto ricorso da parte delle lobby energetiche all’uso del ricatto economico ed al non rispetto delle leggi, al solo scopo di accaparramento dei “certificati verdi”, ovvero gli incentivi che lo Stato mette a disposizione;

in moltissimi casi le società energetiche e gli enti titolari delle autorizzazioni non prendono in considerazione la sostenibilità territoriale e le norme di tutela dei territori ove tali impianti industriali sorgono, unitamente alle garanzie di trasparenza ed informazione ai cittadini;

le grandi potenze dispiegate per l’eolico sui crinali montuosi dell’Appennino avvengono in assenza di linee guida nazionali in materia che tengano conto dell’allocazione degli impianti e l’effettiva convenienza dal punto di vista della produttività energetica e spesso la “lobby del vento” agisce come se fosse nel Far West, al solo scopo di accaparrarsi i certificati verdi, peraltro in presenza di una totale reticenza da parte dei gestori degli impianti a fornire i dati sull’effettiva produzione di elettricità che, oltre a non garantire la trasparenza necessaria a queste attività industriali, solleva forti dubbi anche sulla validità tecnica di queste scelte;

le società che realizzano grandi impianti a biomassa, con potenze mediamente pari o superiori a 10 MW, talvolta di ben 35-40 MW (Mercure,Calabria, Basilicata, Liguria, Sannio, etc) impongono una “insostenibilità” rispetto al reperimento in loco della biomassa vegetale, dal momento che per far funzionare una centrale da 30 MW è necessario bruciare non meno di 400.000 tonnellate di biomassa vegetale e che tale fatto “innesca” un vero e proprio "disboscamento feroce", in molti luoghi all’interno di aree protette con futuro degrado, dissesti idrogeologico, ed effetti nefasti per le condizioni microclimatiche locali, così come sta avvenendo in silenzio sulla Sila e sul Pollino, dove nell’area dell’Orsomarso una società del nord si è dichiarata pronta a prendere in gestione i boschi comunali in cambio di "un piatto di lenticchie" per trasformali in “biopellets o cippato vergine”.

A meno che non si voglia importare legname dall'est o dall'Amazzonia questo disegno perverso mira a riconvertire le biomasse in impianti funzionanti a CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) ovvero in veri e propri inceneritori di rifiuti camuffati, così come purtroppo sta accadendo in molte località italiane;

Le scriventi associazioni, comitati e cittadini, nel denunciare torbidi "affarismi” avallati sia a destra sia a sinistra con lo scopo di accaparrarsi i soldi dello Stato, con alcune associazioni di ispirazione ambientalista a fare da “sirene” contro i comitati di cittadini e associazioni schierate a favore del rispetto della legalità e delle garanzie per la salute dell’ambiente e dei cittadini che rischiano di pagare con i propri soldi in molti casi vere e proprie speculazioni ai danni dei contribuenti;

La Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) coordinamento Comitati di cittadini promotrice dell’appello, e le Associazioni firmatarie,

chiedono

che il Ministro dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare promuova l’emanazione, da parte del Governo, delle linee guide in materia di energia prodotta da fonte eolica e da biomasse, con le norme di salvaguardia delle ZPS (Zone di Protezione Speciale) e di tutela dei parchi, oggi esposti ad un degrado ed una distruzione sistematica legalizzata.
Si chiede inoltre una moratoria di tre anni per i tagli forestali produttivi nelle aree protette, SIC e ZPS anche al fine della compensazione delle superfici interessate dagli incendi dell’estate 2007, nella more dell’auspicabile nuova legge quadro forestale.


Organizzazione Lucana Ambientalista

 

postato da: gruppo17 alle ore 15:42 | link | commenti
categorie: 03 segnalazioni
giovedì, 06 settembre 2007

Iniziative
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LUCCA/
È URGENTE UN NUOVO
PIANO URBANISTICO

La Sezione lucchese di Italia Nostra torna a sollecitare una profonda ri-scrittura degli strumenti urbanistici vigenti nella città murata per salvare storia, paesaggio e identità del territorio

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca


Con soddisfazione abbiamo letto sulla stampa della decisa presa di posizione da parte dell'Assessore lucchese Nanni Santini contro gli attuali strumenti urbanistici che regolano (si fa per dire!) il territorio comunale.
L'intervento di Santini è importante perché dà forza all'intenzione manifestata chiaramente dal Sindaco di addivenire alla revisione di questi strumenti, attestando che questa esigenza è condivisa all'interno della Giunta.
Noi condividiamo molti dei punti toccati da Santini, dallo sviluppo sostenibile all'inefficacia del PIT regionale, dalla necessaria salvaguardia dell'identità e funzionalità dei sobborghi alle pressioni dei piccoli e grandi poteri economici alla deleteria generale trasformazione di garages, serre, capannoni e annessi vari in appartamenti alberghi, strutture commerciali......
Il nostro appello avverso l'urbanistica del "tutto ovunque",  sembra sia stato recepito almeno da qualcuno! Ci scandalizza, invece, l'assoluto silenzio delle forze di opposizione, che pure  durante il trascorso mandato amministrativo si erano schierate con grandi parole  e con dichiarazioni urlate contro questo modo di pianificazione territoriale e che oggi, quando bisogna dare forza e indicazioni per una drastica e urgente ri-scrittura degli strumenti urbanistici per salvare del territorio quello che ancora è possibile, tacciono totalmente, perpetuando l'ambiguità della campagna elettorale in questo settore.
Ribadiamo i principi essenziali che, secondo noi, devono stare alla base in questa revisione degli strumenti urbanistici, che deve essere drastica.
A. Che la revisione sia libera, nell¹esclusivo, superiore e generale interesse dei cittadini e del territorio. I diritti acquisiti esistono solo in casi limitatissimi, non esistono obblighi perequativi, ma devono essere tutelati gli interessi generali.
B. Che la ri-scrittura sia partecipata, chiamando l¹intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro della città (specie in riferimento a quei grandi "contenitori" che definiscono l'assetto urbano e territoriale).
C. Che la ri-scrittura sia tecnicamente all¹altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
D. Che, nelle more di questa generale ri-definizione, si proceda all¹adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche oggi presenti non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, assurdi progetti-norma, corti rurali ecc. ecc.).

Ecco noi vorremmo vedere che tutte le forze politiche dessero forza a questi necessari cambiamenti, portando ciascuna un proprio autonomo contributo e coinvolgendo i cittadini  per la ri-scrittura di un vero Piano urbanistico contro quello che è  solo uno sfacciato lasciapassare di operazioni edilizie.

postato da: gruppo17 alle ore 16:40 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
sabato, 01 settembre 2007

Cronache
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RIFLESSIONI DOPO L'ESTATE DEI ROGHI

Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra

Davanti alla tragica scomparsa di numerose vite umane, alla distruzione di molte migliaia di ettari di aree verdi e di vegetazione protetta andata in fumo, (ben 20.000 ha percorsi dal fuoco solo nei parchi nazionali e nelle riserve), alla perdita di numerosa fauna selvatica, avvenute nel nostro Paese ed in particolare nelle regioni meridionali nel mese di agosto, con il 70% di incendi in più rispetto all’anno precedente, non c’è che da restare impietriti per la vastità dell’emergenza ambientale che ha coinvolto direttamente ed indirettamente un gran numero di cittadini.
Riesce difficile tacere, tanto meno contenere la rabbia e l’indignazione per le sofferenze terribili conseguenti alle azioni criminose di coloro che papa Benedetto XVI non ha esitato a definire "criminali contro l'umanità", che "hanno messo a rischio l'incolumità delle persone" distruggendo "il patrimonio ambientale, bene prezioso dell' intera umanità".
Ad opporsi strenuamente alla distruzione, (ricordiamolo), sono state tanti uomini coraggiosi e generosi che hanno lavorato in condizioni durissime, giorno e notte, per fermare i roghi, per salvare vite umane in pericolo, per consentire ad alberi, siepi, animali di continuare a vivere.
A queste persone straordinarie, volontari, operai, vigili del fuoco e forze dell’ordine, che hanno fatto il loro dovere, anticipando il rientro dalle ferie, non restando negli uffici tra le carte, ma scendendo in azione con senso di responsabilità e spirito di sacrificio, va la nostra riconoscenza.
Ma, aldilà degli episodi di dedizione, bisogna chiedere conto alle autorità responsabili, a tutti i livelli, nessuno escluso, dei tanti errori commessi, a partire dalla scarsa o meglio inesistente prevenzione di questi incendi, pur sapendo che l’estate 2007 sarebbe stata torrida. L’emergenza roghi non è ancora conclusa, purtroppo, ma andrà fatta un’indagine approfondita sui ritardi negli interventi di soccorso, sul mancato coordinamento degli stessi, sui controlli che non si sono fatti, sul mancato rispetto delle leggi, che pure esistono, vedi la 353/2000, e della legalità, sull’nquinamento dell’atmosfera sia per l’incremento delle emissioni di CO2 nell’aria che per l’ aumento delle temperature, sulle pene non adeguate alla gravità ed all’estensione del fenomeno nonché all’allarme sociale che provocano.
Il Presidente Napolitano ha auspicato “una mobilitazione permanente”contro i roghi estivi.
Da parte nostra, faremo responsabilmente la nostra parte, cercando di essere testimoni di un’attenzione costante per l'ambiente, sviluppando e divulgando “l’etica della cura” anche attraverso attività di educazione, formazione e sensibilizzazione dei cittadini e non solo.
L’occasione del prossimo 1° Settembre, proclamato dalla Chiesa cattolica "Giornata per la salvaguardia del Creato", è davvero preziosa per promuovere una riflessione collettiva sulle nostre responsabilità di uomini e donne abitanti nell’unica terra che, per citare un antico detto pellerossa, “non abbiamo ereditato dai nostri padri ma abbiamo ricevuto in prestito dai nostri nipoti”…

Pubblichiamo di seguito una breve cronaca, scritta da un socio di ItaliaNostra, che vive in un piccolo centro montano ricadente nel Parco nazionale del Pollino, in Calabria, territorio percorso nei giorni scorsi da numerosi roghi di origine dolosa.
È una testimonianza delle ferite che il fuoco ha lasciato dietro di sé, sconvolgendo l'ecosistema di buona parte di un territorio montano di straordinaria bellezza, di un paesaggio suggestivo violato da incendiari assassini, delinquenti che hanno causato danni e perdite incalcolabili.

Una settimana di fuoco tra i monti del Parco del Pollino

Io non ho avuto il coraggio di fotografare quello che ho visto nelle ultime settimane nel mio paese. Nemmeno i vecchi con cui ho parlato si ricordano di aver assistito mai ad un disastro simile nei tanti anni della loro vita.
Hanno incendiato tutto nella valle del Lao: leccete, macchia, faggi, querce secolari: tutto. La Fresta (foresta), la Montagnola fino a Scorpani-Orsomarso, La Fagosa, Piano di Fosse, Colle di Trodo, Scaricapietre, Tremoli, Vignali, La Massa-Lariuso, San Rocco, San Filippo.
Gli animali dai boschi scappavano, faine e ricci investiti dalle auto sulla ss Scalea-Mormanno, i falchi gridavano nel cielo pieno di fumo forse avendo abbandonato i piccoli nei nidi tra le fiamme, mentre la gente cercava di salvare i propri orti, gli uliveti sbattendo sulle fiamme disperatamente rami verdi di ginestra. Il sole era rosso, si soffocava.
Ho chiamato alle 13,08 di lunedì 20 Agosto il 1515 per l'incendio che è partito sulla montagna di fronte al paese, poi diverse volte ogni giorno fino all'altro ieri martedì 28 Agosto quando ho lasciato Papasidero mentre il fuoco (quello del 20 trascurato all'inizio per 3 giorni e poi mai spento del tutto!) bruciava le verdi leccete di Lariuso al confine con Laino Castello sul fiume Lao e dove spero che gli imponenti lecci secolari abbiano fermato il fuoco con la frescura e la pulizia naturale del loro sottobosco.
In questi giorni ho parlato più volte col 1515 di Roma, col 800496496 di RC, con la sede operativa di CS. Dall'inizio dell'incendio del 20 Agosto hanno mandato i canadair solo dopo 3 giorni e non hanno nemmeno spento i focolai che il vento ha portato al monte Ciagola e poi giù alla Massa e quindi a Lariuso.
Intanto i piromani (uno vestito bianco è stato avvistato anche in un caso da alcuni anziani mentre innescava un incendio) hanno incendiato le altre località e non bastavano nemmeno 2 canadair solo per Papasidero o gli elicotteri di Mormanno. A Papasidero c'è la sensazione rassegnata che sia tutto finito, il verde si intende, non gli incendi. Alcuni volontari hanno spento un incendio appena appiccato sulla via di contrada Vitimoso nei pressi di una casa con un invalido all'interno. Ora si spera che qualcuno tagli i lecci bruciati per far ricrescere i giovani in modo che tra 10 anni qualcosa ritorni come prima, nuovi incendi permettendo.

IncendioCastrocucco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IncendioTrecchina

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 11:34 | link | commenti (1)
categorie: 06 cronache
mercoledì, 29 agosto 2007

Iniziative
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CAPANNORI (LUCCA)/
DISTRUTTE ALTRE CORTI RURALI

Un piano regolatore che non riesce a tutelare gli elementi identificativi di un territorio è un piano "da buttare" o almeno da rivedere integralmente. Non bastano buone parole... amministrare significa fare!
Questa volta è stata distrutta una corte rurale in frazione  Lammari.
Ecco la nota inviata al Sindaco di Capannori dalla Sezione lucchese di Italia Nostra.

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca


A distanza di pochi mesi questa Associazione è costretta ad intervenire nuovamente sul tema in oggetto.
Questa volta ad obbligarci a questa segnalazione è la brutale “ristrutturazione” che interessa una corte in via dei Leri nelle immediate vicinanze della pieve di Lammari. Qui dei bei cascinali che ancora la caratterizzavano (v. foto1, immagine aerea eseguita per ns. conto solo 3 anni addietro ) ormai non rimane più segno, sostituiti in toto da un nuovo edificio che ha cancellato interamente mandolate e proporzioni, più alto di un intero piano rispetto al volume preesistente (v. foto 2 e 3, eseguite un mese addietro). L’integrale paramento murario misto pietra e laterizio è rimasto solo al piano terra. I muri superiori con mandolate sono stati abbattuti e sostituiti da leggere strutture di “foratini” interrotti da teorie di 7 aperture seriali per piano. Un’edilizia più da condominio di periferia urbana che da “corte rurale”. Qui è stata anche abbattuta una parte consistente dello storico muro di recinzione, in muratura mista pietra e cotto
Certamente si risponderà che quanto è in costruzione (DIA C03/0057 del 2 maggio 2005) è tutto in regola con le norme del Piano urbanistico vigente e che di questo Piano la Sua Amministrazione non è direttamente responsabile, ma solo in parte…
Giustificazioni che non ci confortano per niente! Sono oltre tre anni che la Sua Giunta governa il territorio di Capannori e, a differenza di quanto dichiarato sin dall’inizio del mandato, quando furono prospettati drastici cambiamenti al Piano urbanistico, questa profonda revisione tarda a venire. Certamente non costituiscono un’effettiva novità le ambigue micro-integrazioni normative apportate con la Del. C.C. 50/2006, come abbiamo avuto occasione di dimostrare sia all’Assessore all’Urbanistica che agli Uffici solo qualche mese fa.
Se quanto successo alla corte di Toringo, se quanto sta succedendo accanto alla chiesa di Lammari fossero anche in regola con le norme vigenti (è quello che tendete, con grande coraggio, ad affermare!)… questo significherebbe una cosa sola: queste norme, con le prescrizioni, gli indirizzi, le indicazioni e le “correzioni a pezzi e bocconi” da Voi apportate non sono per niente sufficienti ed efficaci… quindi, se tenete (e non solo a parole) alla salvaguardia degli elementi storici ed identificativi del territorio capannorese, occorre nell’immediato un cambiamento sia di marcia che di contenuti, cambiamento sia normativo che cartografico.
“Sentiamo profondamente il compito di tutelare questo bene simbolo delle nostre tradizioni”, e siamo in “attesa dell’operatività di validi strumenti che stiamo predisponendo per la salvaguardia e la valorizzazione delle corti rurali del nostro territorio”. Così la Sua Amministrazione si esprimeva nella nota di presentazione del nostro volume “La Corte Rurale Lucchese” nel maggio 2005.
I fatti citati, purtroppo, non testimoniano a favore né di questa volontà né di questa strumentazione. Le corti rurali continuano a scomparire e con queste norme vigenti continueranno ancora a sparire!

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LammariLeri02-

LammariLeri03-

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 15:54 | link | commenti
categorie: 02 le nostre iniziative
domenica, 26 agosto 2007

Segnalazioni
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Goethe e la spazzatura di Napoli

Federico Valerio, Presidente sezione Italia Nostra di Genova
http://www.federicovalerio.splinder.com

A partire dal 1786 e fino al 1788, il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe, intraprende il suo viaggio in Italia, attraversando tutto il paese, da Trento a Palermo. Le città dove si ferma più a lungo sono Roma e Napoli. Nella sua ricerca non ci sono solo i grandi monumenti del passato e le opere degli artisti italiani del Rinascimento, usi e costumi degli Italiani , così diversi da quelli dei popoli del Nord, attirano la sua attenzione e molte pagine sono dedicate al popolino napoletano, alla sua gaiezza, alla sua gioia di vivere, alla sua arte di arrangiarsi. Un brano, in particolare è di singolare attualità e merita di essere citato alla lettera. "Napoli, 28 Maggio 1787 ... Un numero rilevantissimo di persone, in parte uomini di mezza età, in parte ancora ragazzi, quasi tutti straccioni, sono occupati a trasportare sugli asini la spazzatura fuori dalla città. La campagna che circonda Napoli è tutta un immenso orto: è un piacere osservare l'incredibile quantità di verdura che vien portata in città tutti giorni di mercato e come l'industria umana riporta poi alla campagna i rimasugli e i rifiuti della cucina, per accelerare lo sviluppo della vegetazione. Dato il gran consumo di legumi, i torsoli e le foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio costituiscono una parte notevole della spazzatura della città; e ognuno cerca di raccoglierne quanto più può... Servi, ragazzi, i padroni stessi vanno e vengono dalla città durante la giornata quanto più possono, e quella è veramente per loro una preziosa miniera... Mi é stato assicurato che talvolta due di questi individui fanno società, comprano un asino, prendono a fitto da un proprietario più benestante un pezzo di terra, e così, lavorando assiduamente, dato questo clima felice, in cui la vegetazione non si arresta mai, riescono a dare alla loro industria uno sviluppo non indifferente" Alcune informazioni e osservazioni: la Napoli della fine del 1700 conta cinquecentomila abitanti e agli occhi di Goethe Napoli appare una delle città più pulite d'Italia, più di Venezia, Roma e Palermo la cui sporcizia, abbandonata lungo le strade, non sfugge agli occhi del poeta. Il consumo di verdura degli odierni napoletani è ancora oggi alto, e alta è la loro produzione procapite di umido ( torsoli e foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio...) e la campagna che circonda Napoli, nonostante discariche abusive e non, stoccaggi di ecoballe, cementificazione legale e abusiva è ancora un immenso orto.

Sono graditi i vostri commenti, in particolare quelli degli amici napoletani.

GoetheANapoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: gruppo17 alle ore 11:23 | link | commenti (1)
categorie: 03 segnalazioni
venerdì, 24 agosto 2007

Cronache
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ANCORA  RUTELLI E "IL NO A TUTTO"
Una replica della Sede Centrale di Italia Nostra

Giovanni Losavio, Presidente Nazionale Italia Nostra

Il Presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio si è rivolto al Ministro Rutelli contestando fermamente le dichiarazioni rese al Festambiente di Rispescia nel Grossetano, secondo le quali (come riportato dalla stampa nazionale) Italia Nostra è da considerare tra gli “alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio”, perché “si oppone alla loggia di Isozaki a Firenze, o alla nuova struttura dell’Ara Pacis a Roma o al ponte progettato da Calatrava a Venezia”. Non preoccupa tanto l’insulto gratuito che si stenta a riferire al consueto stile del ministro, quanto piuttosto il programma cultural-politico del suo ministero(che traspare da quelle dichiarazioni) fatto di dieci, cento logge di Arata Isozaki, di monumentali teche per simil-ara-pacis, di inutili ponti ad effetto che possono soltanto nascondere i veri problemi dell’ambiente urbano in cui siano inseriti.
Dispiace che il Ministro, invece di entrare nel merito degli argomenti critici, si richiami allo schema polemico che evoca il partito del non fare, quando invece proprio Italia Nostra sostiene da sempre il principio di fare presto e bene, ma ciò che davvero è necessario per la salvaguardia del patrimonio culturale. Mentre è inaccettabile l’abbandono dei principi che hanno ispirato la “carta del restauro”, dettata per contrastare l’arbitrio del gusto incontrollabile del progettista e formalmente assunta dalla stessa Amministrazione ministeriale come vincolante regola che guida ogni intervento sul singolo bene culturale, precludendo ogni moderna addizione al suo assetto autentico. Sicché non possono essere poste in gara, e pure attraverso un concorso internazionale, le innovazioni immaginate da Gregotti o Isozaki per abbellire il disadorno prospetto posteriore del monumentale edificio vasariano degli Uffizi.
E altrettanto grave è l’abbandono dei principi del risanamento conservativo e del restauro che la moderna cultura della tutela ha esteso (con gli ovvi adeguamenti alla dimensione urbana) ai centri storici, riconosciuti essi stessi come unitari, benché complessi, beni culturali,ai quali dunque non si addicono gli esercizi di stile della architettura di oggi. Alla quale spetta l’impegno, di alta responsabilità civile,di restituire dignità di moderna città a quella parte assai più estesa degli insediamenti urbani che ancora dobbiamo identificare come periferia della città antica.

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martedì, 21 agosto 2007

Cronache
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RUTELLI E IL "NO A TUTTO"!
(con una nostra replica)

Questo il Comunicato Ansa sulle dichiarazioni rilasciate dal Ministro Rutelli a Rispescia, nel corso di Festambiente, il 17 agosto u.s.

AMBIENTE: RUTELLI, RISCHIO VILLETTOPOLI, MA ANCHE TROPPI NO

«Esiste in Italia una minaccia che si chiama Villettopoli, cioè un’alluvione di cemento che fa male al territorio, ma esiste anche il rischio di troppi no alla trasformazione e alla buona architettura». Lo ha detto il ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli, stasera a Festambiente per partecipare ad un convegno sul tema «Il paesaggio: un patrimonio per l’Italia di qualità». «Quando io voglio combattere i nuovi barbari che vogliono distruggere il paesaggio - ha aggiunto Rutelli - devo avere come alleati coloro che vogliono fare delle buone realizzazioni. Allora, la negatività di chi si oppone alla loggia di Isozaki a Firenze, o alla nuova struttura a Roma dell’Arapacis, o al ponte progettato da Calatrava a Venezia, ecco quelli che dicono no a qualunque trasformazione, in realtà sono alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio». (ANSA).


ED ECCO LA NOSTRA REPLICA del 20.08.07

Mariarita Signorini, Roberto Mannocci
Consiglieri nazionali di Italia Nostra

Le dichiarazioni di Rutelli a Rispescia fanno, come suol dirsi, "di ogni erba un fascio", arrivando a bollare i contrari a certe opere come "alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio", pertanto crediamo siano necessarie alcune puntualizzazioni.
1. Gli unici alleati dei distruttori del paesaggio sono indiscutibilmente quelle Amministrazioni comunali, provinciali e regionali che con i miraggi dello sviluppo e della messa a reddito del territorio rendono possibile l'assurda metastasi edilizia da tempo in atto.
2. Della distruzione paesaggistica sono pure corresponsabili gli stessi Uffici delle Soprintendenze,  prive di strumenti sia operativi che economici, che normativi e sempre drammaticamente sotto organico per svolgere la delicata e fondamentale mansione di tutela a cui sono preposti.
Il Ministro Rutelli dovrebbe intervenire con urgenza per verificare lo status di confusione normativa,le criticità e le provvisorietà che affliggono i suoi uffici periferici per porvi immediatamente rimedio.
3. Dire NO a tutto e ovunque, in modo preconcetto, è ovviamente sbagliato, ma sia i NO, che i pletorici SI'devono essere articolati, giustificati e valutati.
Tra i parametri di valutazione devono entrare prepotentemente il rapporto dell'opera nuova con il contesto paesaggistico e il suo effetto su questo contesto.
4. Non può passare il concetto che tutto può essere fatto ovunque, purché sia di qualità!
Il SI' ovunque, purché di alto valore intrinseco, è un motto che piacerebbe a parte degli speculatori e dei distruttori del paesaggio, anche perchè ci si addentrerebbe nei meandri del concetto di estetica, un terreno quando mai scivoloso e opinabile.
Esistono invece situazioni paesaggistiche e storiche che devono soltanto essere "restaurate" e "conservate". Il "bel" pezzo nuovo di architettura non può sostituirsi alla necessaria coerenza urbanistica né al valore storicizzato già presente del contesto.

Entrando nel merito della citata loggia di Isozaki all'uscita degli Uffizi, su questa pensilina, come è stata battezzata sin dalla sua nascita, che risulta ribelle ai principi del restauro architettonico,Italia Nostra ha preso partito 'contro', a suo  tempo, con raccolte di firme e con  dichiarazioni a mezzo stampa.
Si deve dire che l'iter procedurale in questo caso è stato trasparente e regolare e che Isozaki ha vinto un concorso internazionale bandito nell'ormai remoto 1998 (su invito a soli sei partecipanti) e valutato da una commissione mista composta da Comune di Firenze-Soprintendenza-Ministero. Tuttavia  tale progetto prevalse per un solo voto rispetto al progetto di Gregotti, assai più rispettoso del contesto e decisamente meno di rottura, all'uscita di uno dei più importanti musei del mondo.
Ma ormai parrebbe tardi per i se e per i ma, dato che entro l'anno sarà consegnato il progetto esecutivo; se realizzata dunque l'opera è già destinata a scatenare altre interminabili e inevitabili discussioni e polemiche, col risultato che la stessa cittadinanza, che dovrà essere sempre più parte attiva nella tutela del proprio paesaggio, resterà divisa sulla valutazione di un manufatto che va a incidere pesantemente proprio nel cuore degli Uffizi, il luogo simbolo senza il quale una visita nella città medicea è incompleta.
E' naturale perciò che toccando tasti che riguardano il concetto di paesaggio in rapporto all'identità stessa delle popolazioni, si scatenino infiniti dibattiti.
E non crede il Ministro che proprio nel confronto di opinioni stia il fare cultura e la vivacità culturale di una società?
 

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Cronache
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DALLA POLITICA ALLA MORALE!
A Lucca - L'affaire Circoscrizioni

Diamo il via ad una serie di considerazioni e fatti che vanno al di là del territorio e del paesaggio, ma che ci coinvolgono come cittadini. Episodi, atteggiamenti  ed eventi che testimoniano che nessuna salvezza  per il territorio sarà possibile se si disgiunge la politica dalla correttezza e dalla morale... E, purtroppo, le forze politiche, tutte le forze politiche, non se ne accorgono!

"Attraverso la Stampa faccio un appello a tutte le forze politiche e ai Capigruppo Consiliari che presto dovrebbero riunirsi per esaminare lo stallo delle 9 circoscrizioni lucchesi che non riescono a "partire". Eppure sulla carta le maggioranze ci sono, 7 circoscrizioni del centrodestra e due del centrosinistra,.....ma esiste un problema che le accomuna tutte: la spartizione personale dell'indennità prevista per il Presidente (circa 1.900 Euro mensili lordi). Il problema è tutto qui perché questo "stipendio" fa gola a troppe persone all'interno delle maggioranze suddette....Certamente c'é anche il problema di centellinare queste cariche distribuendole ed equilibrandole col bilancino tra i vari partiti delle coalizioni (che è  mala-politica anche questa).....ma l'elemento scatenante di questa pazzesca situazione è proprio e solo questa appetibile indennità. Si è riproposto (come talvolta è successo in passato) la turnazione della carica a metà mandato, ma si è arrivati anche a proporre la turnazione a tre oppure (cosa dell'ultimo momento) l'equa ripartizione di quel "tesoretto" tra ogni presidente e i propri vice.... Proprio questo indegno "mercato" affronteranno i Capigruppo Consiliari nella prossima imminente riunione. Spero (ma senza illudermi) che da tale riunione non nasca nessuna proposta di squallido "accomodamento" portando in Consiglio una revisione del Regolamento delle Circoscrizioni immediatamente operante per distribuire le stesse prebende a rose più ampie. Spero (sempre senza illudermi) che la massima Istituzione comunale non avalli questo concetto di politica-mercato con la scusa di voler fare funzionare questi organismi. Questi Organismi sono espressione di democrazia e di partecipazione dal basso, diranno i soliti! E' questa che si sta manifestando la Democrazia? Ci si dica concretamente quale espressione di democrazia è stata dimostrata da questi Organismi in passato e a cosa sono servite queste strutture se non ad alimentare i primi passi di carriere politico-amministrative e quindi soltanto ad alimentare la classe politica. Ci si dica quale intervento pubblico non sarebbe stato possibile senza la presenza di questi pletorici e presuntuosi parlamentini e quale partecipazione sono in grado di garantire se il loro atteggiamento è sempre di supino supporto o aprioristicamente contrario alle decisioni del Comune a seconda della maggioranza che li governa. Spero (purtroppo senza illusione alcuna) che il Consiglio Comunale voglia salvaguardare quel minimo di dignità che gli compete rigettando qualsiasi modifica delle norme e dei regolamenti per far fronte a questo vero e proprio "mercato delle vacche". Le regole non si cambiano mai quando i giochi sono aperti! Con le regole vigenti (che tutti conoscevano) sono stati formati i consigli circoscrizionali e con tali regole devono (se ci riescono) iniziare a vivere. Se non partono e non operano la responsabilità ricade su di loro ed è esplicita di fronte all'opinione pubblica.  E se non riescono a dar vita ad una struttura operante, c'é una sola cosa da fare: le dimissioni di tutti. Nessuno, ne siamo sicuri, si accorgerà di questa mancanza! Non è qualunquismo....è la realtà! Spero, infine e invece, (con un po' di illusione) che il Consiglio Comunale riveda drasticamente questa abnorme presenza  nel numero delle circoscrizioni. Da parte mia sarei favorevole alla loro totale cancellazione a partire dal prossimo mandato amministrativo. Un bel risparmio per i costi inutili della politica!"

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sabato, 18 agosto 2007

Cronache
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Italia Nostra perde un eccellente urbanista oltre che un caro amico

Firenze 18 agosto 2007

Dopo lunga malattia è deceduto, venerdì sera, Augusto Boggiano, era docente alla facoltà di Architettura di Firenze, allievo di Edoardo Detti, era urbanista di chiara fama.
Vasta la sua carriera di studioso del paesaggio e di pianificazione urbana. Era membro del consiglio direttivo della sezione fiorentina di Italia Nostra, ed è stato relatore a vari convegni organizzati dall'associazione sulla L.R.1/2005, dal dicembre 2004 in poi.
Ha svolto il ruolo di Consulente per il Paesaggio per l'Assessore regionale Mariella Zoppi, nel precedente mandato amministrativo regionale.
Memorabile il volume che ha curato su incarico del Comune “Passeggiare Firenze” studio di fattibilità di un sistema di percorsi pedonali all'interno delle aree extraurbane, un'opera che resterà a testimonianza del suo grande amore per il paesaggio dei colli fiorentini. Diversi sono stati i piani strutturali ai quali ha lavorato, facendo parte anche della commissione edilizia del Comune di Lucca negli anni '70 dove, in collaborazione con altri professionisti, ha elaborato i piani di recupero delle ex Caseme Lorenzini e Garibaldi su incarico della prima Amministrazione Fazzi, mentre su incarico dell'amministrazione Micheloni, guidò la stesura del primo Piano Strutturale di Capannori. Ad Augusto Boggiano si deve anche il sostanziale contributo per il salvataggio del parco della Versiliana dalla lottizzazione prevista.
Nel mese di giugno 2004 ha partecipato, nella veste di consulente regionale, al convegno organizzato da Italia Nostra Lucca “La Corte Rurale Lucchese” con un importante intervento sulle caratteristiche del paesaggio agrario locale.
I funerali si celebrano oggi, 18 agosto, nella cattedrale di Pietrasanta alle ore 16.00.

Mariarita Signorini e Roberto Mannocci
Consiglio nazionale di Italia Nostra per Italia Nostra Toscana

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domenica, 12 agosto 2007

Iniziative
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LUCCA  È EMERGENZA!
UN NUOVO PIANO REGOLATORE
PER UN FUTURO ORDINATO
AL TERRITORIO!

Ecco l'appello che la sezione lucchese di Italia Nostra ha inviato a Sindaco di Lucca e Gruppi consiliari comunali: ri-scrivere  e ri-definire integralmente i nuovi strumenti urbanistici, rispettando quattro precisi assunti!

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

Questa Associazione ha sempre considerato in maniera molto critica l’attuale strumentazione urbanistica comunale sia quella generale (P.S. e R.U.), sia i diversi piani attuativi o tematici (Caserma Mazzini, Parco Fluviale, Scalo Merci, variante Corti Rurali, ex Lenzi, Arliano, Carignano…), che da quella hanno avuto seguito e che oggi si trovano in stadi diversi del proprio iter amministrativo.
La fondamentale obiezione agli strumenti generali è stata, ed è, di non individuare un indirizzo per il futuro del territorio, ma di predisporre illimitate possibilità edilizie sì che questi Piani/non-piani hanno dato il via a quella metastasi di nuova edilizia e di trasformazioni dell’esistente che è sotto gli occhi di tutti. Niente è stato programmato per il futuro del territorio, ove ogni elemento è stato considerato un anonimo contenitore in grado di accogliere qualsiasi cosa e che può diventare qualsiasi cosa che il mercato vorrà. Puri anonimi contenitori sono i grossi complessi del centro storico (Manifattura, S. Francesco, Carceri, Carmine...), gli edifici industriali dismessi o da dismettere che popolano soprattutto l’immediata periferia, i cunei di verde, i 120 palazzi signorili, le serre agrarie, i complessi ospedalieri, le abitazioni sparse, le corti, il territorio e il paesaggio rurale della piana e della collina, le piazze…Tutto può essere usato ed abusato, ampliato, ristrutturato, snaturato, riempito e i “vuoti” sono tali solo perché in attesa di appetiti per il loro sfruttamento.
A questa mancanza di principi pianificatori, a questa assenza totale di un disegno possibile e condiviso per la città e per il territorio si somma un apparato di norme confuso, contorto, spesso contraddittorio, la cui formulazione quasi “dilettantesca” offre lo spunto a forzature interpretative che privati ed Uffici non mancano mai di usare od avallare. Se sommiamo a questa pochezza strumentale un sostanzialmente inesistente vaglio paesaggistico e idraulico… emerge una necessità assoluta che è un preciso compito della nuova Amministrazione comunale, nella sua interezza: la drastica e urgentissima ri-scrittura del Piano urbanistico. Con soddisfazione abbiamo constatato che il Sindaco condivide questa priorità (come ci ha confermato in un recente incontro) e con questa nota siamo a spronarlo perché quanto prima si dia inizio a questa re-impostazione per salvare quello che ancora si può salvare dell’identità lucchese.
Quattro, a nostro giudizio, i principi che devono stare alla base di questa urgente ri-scrittura del Piano, che deve essere un Nuovo Piano.
- Che essa sia libera, nell’esclusivo, superiore e globale interesse dei cittadini e del territorio. Non esistono né vincoli di diritti acquisiti (se non in casi limitatissimi), né obblighi perequativi, ma interessi generali.
- Che essa sia partecipata, chiamando l’intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro territoriale.
- Che la ri-scrittura sia tecnicamente all’altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
- Che si proceda, nelle more di questa ponderata ri-definizione, all’adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, progetti-norma ecc. ecc.)
Ciò di cui Lucca ha bisogno è un’operazione drastica e non facile, ma indispensabile… e, a nostro giudizio, proprio nei termini anzidetti.
Per questo ci sentiamo di inoltrare questo invito, oltre che al Sindaco, agli esponenti delle forze politiche.
Ai membri della maggioranza, un invito ad abbandonare quel ruolo totalmente supino ed acritico che fu assunto nel dibattito consiliare che ha portato Lucca a dotarsi di questi strumenti ora misconosciuti da tutti. Sindaco e Giunta hanno bisogno di stimoli veri per fare drastici cambiamenti e di apporti attivi, anche critici, per evitare nuove possibili storture.
Ai membri dell’opposizione, nel pieno rispetto del proprio distinto ruolo democratico, un invito ad uscire dal perdurante sopore conseguente alle proprie ferite e a condividere, invece, la responsabilità di pretendere l’avvio della ri-scrittura del Piano, che il Sindaco, in totale isolamento, ha annunciato e a confrontarsi con le proprie idee sul territorio e sul futuro della città.
Fiduciosi in un positivo accoglimento dell’appello, con l’occasione, inviamo i migliori saluti.

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categorie: 02 le nostre iniziative
mercoledì, 08 agosto 2007

Iniziative
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TOSCANA/
Territorio, Paesaggio, Pit e Partecipazione

Tanto "sviluppismo" e poca tutela nella politica regionale di governo del
territorio!
Ecco una lettera aperta al Presidente Martini


Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra

Illustre Presidente Martini,
anche se senza speranze di incidere sui convincimenti della Giunta Toscana da Lei guidata,  voglio fare alcune considerazioni in merito alla tutela del paesaggio toscano e allo sviluppo urbanistico, temi che in questi giorni hanno trovato ulteriore “sistemazione” normativa con l’approvazione del PIT regionale. Non abbiamo ancora approfondito i dettagli dell’ultima versione di questo strumento, ma le ripetute uscite sulla stampa, Sue, di Assessori e Consulenti, non  lasciano dubbi sulla totale permanenza di un impianto contenutistico e normativo per noi inaccettabile.
Lei ha affermato che la Regione Toscana tiene al suo paesaggio come in passato e che i guasti  ad esso apportati e che si stanno apportando (che lei considera, comunque, limitatissimi) sono tutti conseguenze di un passato avventatamente da più parti rimpianto. Può anche essere che talune scelleratezze attuali siano la concretizzazione di scelte avvenute venti anni addietro, ma le garantisco che la metastasi di nuovi cantieri, di trasformazioni edilizie, di accrescimenti volumetrici che investono l’intera regione, dalle colline al territorio agrario,  dalle città alle coste, alle case isolate…. sono concretizzazioni dovute alle due ultime leggi urbanistiche regionali (L.R.5/95 e L.R. 1/05) e a volontà speculative cui nessuno pone limiti.
C’è una locuzione recentemente adottata (che tanto piace in Giunta da farne una bandiera) per sintetizzare il concetto di governo del territorio: “mettere a reddito il territorio, tutto il territorio, ogni parte del territorio, contro la rendita passiva”. E’ in questa visione esclusivamente economicistica che si inserisce la cosiddetta “conservazione attiva” dei valori storici e paesaggistici chiamati anch’essi, come tutto il territorio, ad essere riconosciuti Beni solo se “utili” e “utilizzabili” e in quanto possibili “produttori di reddito”.  Si conferma appieno, anche a livello regionale toscano, l’allarme già lanciato anni addietro da Salvatore Settis per la perdita del riconoscimento  nel “valore in sé” dei Beni Culturali e per la loro identificazione come “giacimento”, risorsa non sfruttata in tutto quello che può produrre e che invece deve essere chiamata a produrre.
Ed è stato proprio questo il fine della conferenza che l’Assessore Conti il 30 Luglio scorso a Roma ha tenuto con la stampa nazionale ed estera: pubblicizzare le immense possibilità offerte con il nuovo PIT! La Toscana, terra di grandi paesaggi, d’arte, di città storiche, di paesini e di complessi industriali ora è finalmente pronta ad accogliere grandi investimenti europei e mondiali in tutti questi settori. La Toscana non è più meta obbligata, limitata e passiva per il “gran tour” di qualche intellettuale, ma oggi può offrire i suoi immensi giacimenti per una miriade di planetari produttori dinamici. Questo ha affermato Conti,….e a riprova che finalmente la Toscana potrà essere “sfruttata appieno in tutte le sue valenze” (probabilmente di fronte a giornalisti increduli di queste vergognose sirene) si è impegnato ad inviare l’intero testo del PIT a tutte le Regioni d’Europa!
Ma Conti ha voluto dare anche un’altra garanzia agli investitori, contro gli eventi che ultimamente hanno rotto “le uova nel paniere” degli Amministratori: il dissenso e gli ostacoli, pur democratici, frapposti dai cittadini, dalle Associazioni e dagli Asor Rosa di turno alla realizzazione di interventi che stuprano i nostri Beni  territoriali. Questo pericolo non esisterà più, perché ci hanno già pensato l’Assessore Fragai e l’intera Giunta con la Legge sulla partecipazione che è al varo. I cittadini dovranno conoscere prima, collaborare prima, suggerire prima, concertare prima, esprimersi prima, obiettare prima…, prima che un intervento inizi l’iter… in modo che, dopo aver dato  loro questa possibilità di sfogo, non ostacolino più il percorso che separa l’opera (o quant’altro rivesta rilevanza territoriale per una comunità) dalla sua concretizzazione. Essi saranno divenuti compartecipi e quindi corresponsabili in questo “perfetto” quadro democratico e soprattutto saranno guidati, controllati e governati  in questa “partecipazione” a livello regionale dall’apposita Authority (un’Istituzione in più, quando si parla di contenere i costi della pseudo-politica!!!) che dovrà garantire paritaria espressione ad ogni forma di pensiero. Già vediamo le parti politiche e degli affari affannarsi  nel dare forma a gruppi ad essi favorevoli….in modo che il risultato di questa partecipazione sia sempre, per lo meno, bivalente od ambiguo.
Intanto i capitali invocati dall’Assessore  Conti per rendere “iper-attiva” la tutela del paesaggio toscano scendono in forze: la tenuta di Castelfalfi (Comune di Montaione) comprendente un agglomerato ancora abitato, un castello medievale, vigneti e uliveti per 11 Km quadrati è stata acquistata dalla TUI (Turistik Union International), colosso tedesco nel settore turistico, per costruirvi ville e abitazioni di lusso, un Robinson club, alberghi, ristoranti, piscine ecc….insomma un vero e proprio Paese dei Balocchi (tanto per ricordare il Pinocchio di Benigni girato in questo contesto). L’investimento è calcolato in 250 milioni di Euro, il più grosso mai effettuato dalla stessa TUI e il più ingente mai calato in Toscana!
Illustre Presidente Martini, scriviamo queste righe pur nella certezza che non smuoveremo niente in questo matrimonio RegioneToscana/Capitali, ma convinti di evidenziare che esiste una nuova barbarie rampante, più sottile e più infida ed anche più difficile da smascherare e combattere. Ma non smetteremo di vigilare e lottare per la nostra identità usando tutti i mezzi che la legge metterà a disposizione… prima e dopo!

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categorie: 02 le nostre iniziative
giovedì, 02 agosto 2007

Iniziative
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ITALIA NOSTRA COORDINA L'INCONTRO
TRA
LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE ED
IL DIRETTORE DEL PARCO NAZIONALE
DELLA SILA
 
Le associazioni ItaliaNostra LIPU WWF VAS
 
Nei giorni scorsi, a Lorica, presso la sede dell’Ente Parco nazionale della Sila, si è svolto un incontro, tra le associazioni ambientaliste ItaliaNostra, LIPU, WWF e VAS ed il Direttore del Parco, dott. Michele Laudati.
La delegazione, costituita da Teresa Liguori, Consigliera nazionale di ItaliaNostra;
da Maria Acri, Delegata LIPU; da Antonio Guarino, responsabile ATC 3 prov. Cosenza, dal Rappresentante del WWF Sila, Gianluca Congi, da Carmine Quintiero, Presidente regionale dei VAS, da Giuseppe Boccia Presidente dei VAS Cosenza, ha affrontato varie tematiche.
 
Tra queste, la necessità di adottare la pianificazione del Parco, fondamentale per la sua gestione e per la partecipazione condivisa, e l’ampliamento della sua attuale perimetrazione, la cui estensione non arriva ad 80.000 ha. Da questa, infatti, sono state escluse aree di notevole valenza paesistica e naturalistica: le suggestive cascate del Cerasia e del Colognati, per citarne solo alcune, e diverse altre aree che dovrebbero essere adeguatamente tutelate.  
 
Si è rimarcato il rispetto delle finalità della legge quadro sulle aree protette, la L.N. 394 del 1991, i cui principi fondamentali prevedono di garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale, comprese le associazioni vegetali o forestali.
La salvaguardia della biodiversità forestale stride, come ribadito dalle associazioni nel corso della riunione, con lo sfruttamento economico dei boschi, vitali serbatoi di ossigeno e diversità biologica, all’interno delle aree protette.
 
È stata espressa, in particolare, contrarietà alle concessioni per tagli di alberi nella zona 1 del Parco nazionale della Sila.
Nella disciplina di tutela del Parco nazionale della Sila, all’art.4, si fa divieto di taglio alberi in zona 1, e due codicilli aggiungono che fanno eccezione gli interventi necessari per la conservazione dei boschi e per la prevenzione degli incendi.
L’incongruenza è stata evidenziata anche in un appello - petizione (recante centinaia di firme) consegnato, il 16 gennaio 2007, al Ministro dell’Ambiente. È auspicabile che non siano i boschi a costituire la materia prima per le diverse centrali a biomasse del territorio calabrese.
 
In riferimento alla questione eolica, Maria Acri ha presentato il “Dossier istruttorio sulla reale dinamica della proliferazione di impianti eolici in Italia”. Un’analisi della situazione nazionale e calabrese, che vede lo sviluppo massiccio di impianti eolici su tutto il territorio. Di fatto, senza una programmazione energetica nazionale, senza assoggettamento a Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), e nel mancato rispetto delle Direttive Comunitarie in materia di gestione dei siti Natura 2000 e di quelli prossimi a diventarlo, le cosiddette IBA (Important Bird Areas).  L’IBA “Sila Grande”, nelle vicinanze del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) di Ariamacina, è interessata da un progetto di centrale eolica industriale.
Si ribadisce che si è favorevoli all’utilizzo delle fonti energetiche alternative, ma l’intera questione va affrontata in modo complessivo, per rispondere alle esigenze di approvvigionamento energetico nel rispetto della sostenibilità ambientale.
 
L’applicazione della legge n. 353 del 2000 sugli incendi boschivi, è stato un altro argomento oggetto della riunione. Le disposizioni della legge sono finalizzate alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale, considerato bene insostituibile per la qualità della vita. La segnalazione, nel caso di incendi o di aree interessate da recenti incendi, è di fondamentale
importanza, ai fini dell’inserimento dell’area interessata nel catasto delle aree percorse dal fuoco, con relativo vincolo ai sensi della succitata legge.
Risulta, altresì, necessaria l’attuazione di un piano per la prevenzione ed il controllo degli incendi. Basti citare l’esempio del comune di S. Giovanni in Fiore, con 15.000 ha di superficie boscata all’interno del Parco della Sila. Risultano, ad oggi, danneggiate dal fuoco pregevoli aree boschive. La situazione è grave ed allarmante, dato che il servizio antincendio, attivo fino ad alcuni anni fa, è stato smantellato e pochi operai AFOR sono al lavoro solo dalle 12 alle 20.
 
Si è richiamata, inoltre, una particolare attenzione ai beni culturali presenti nei comuni del Parco, nell’obiettivo di salvaguardarli da non idonei interventi di manutenzione o da nuova cementificazione, com’è avvenuto, ad esempio, per l’anfiteatro costruito nell’area in cui sorgeva l’antico orto medievale dell’Abbazia Florense di S. Giovanni in Fiore.  
 
Il lungo incontro si è concluso auspicando un’accurata tutela del prezioso patrimonio di biodiversità del Parco. Attualmente la tutela della biodiversità (biologica e culturale) è un’urgente questione non solo ambientale: essa è, infatti, indispensabile anche per l’uomo, in quanto siamo strettamente dipendenti dai sistemi biologici.

AssociazioniParcoSila
















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categorie: 02 le nostre iniziative
giovedì, 26 luglio 2007

Iniziative
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LA SEZIONE DI LAMEZIA DENUNCIA

Il complesso archeologico delle ville romane di Pian delle Vigne abbandonato al degrado
 
ItaliaNostra, Sezione di Lamezia Terme

A pochi mesi dalla costituzione a Lamezia Terme della sezione di Italia Nostra (30 iscritti), guidata dal prof. Vincenzo Villella, nasce il presidio di Falerna, la cittadina che sorge sul mar Tirreno e che insieme a Nocera Terinese segna il confine tra le province di Catanzaro e Cosenza.
Si concretizza l’idea del prof. Villella di creare intorno alla sezione lametina diversi presidi di Italia Nostra per la tutela e la valorizzazione dei beni ambientali e culturali in tutti i paesi del comprensorio. Il presidio falernese è fondamentale in quanto l’area su cui agirà è una delle più importanti della Calabria dal punto di vista storico, ambientale e turistico.
Infatti, Falerna, oltre ad essere conosciuta come nota località balneare, possiede all’interno del suo territorio un vasto patrimonio architettonico e nasconde testimonianze della presenza romana e forse pure greca.
“Una citazione particolare – dichiara il responsabile Mario Folino Gallo – merita la Villa romana di Pian delle Vigne che sorge su un pianoro in prossimità del Capo Suvero. L’indicazione del sito è stata opera di Pietro Spinelli, medico ed appassionato del territorio, e qualche anno dopo alcuni giovani del luogo, seguendo le indicazioni, riportarono alla luce del materiale che consegnarono all’autorità comunale. Da quella scoperta ebbero inizio alcune campagne di scavo che fecero emergere la ‘pars rustica’ del complesso e la zona dei ‘torcularia’ per la lavorazione del vino e dell’olio”.
Concepita in origine come semplice fattoria per contenere l’abitazione del padrone e dei lavoratori, la villa romana di Falerna (III sec. circa) assunse poi le caratteristiche di vera e propria azienda agricola, favorita dalle possibilità di sfruttamento offerte dai terreni incolti e dall’introduzione di nuove tecniche di produzione.
I resti archeologici venuti alla luce, opportunamente recintati, anni addietro furono messi a disposizione del pubblico e l’intera storia della villa veniva riepilogata in pannelli esposti all’interno di un locale appositamente costruito nelle vicinanze dell’ingresso. Ma l’incuria degli uomini e l’insensibilità delle istituzioni hanno lasciato al degrado l’intero complesso archeologico ed oggi, come Italia Nostra, dobbiamo denunciare che la casetta che conteneva le vicende storiche è stata abbandonata e i resti dei pavimenti e delle mura della villa appaiono sommersi dalla vegetazione selvaggia. Recentemente un incendio ha danneggiato irreparabilmente altre preziose vestigia.
La sezione di Lamezia di Italia Nostra e il presidio di Falerna denunciano anche la mancata valorizzazione e il degrado dei resti del castello medievale di Castiglione Marittimo, ad un tiro di schioppo da Pian delle Vigne. All’interno del perimetro della costruzione normanna sono stati costruiti negli anni numerosi fabbricati per civile abitazione e dell’antico castello rimane ormai ben poco: mura perimetrali, l’arco d’ingresso e qualche locale interrato.
Italia Nostra vigilerà sugli altri beni di valore storico e ambientale del territorio di Falerna e Nocera: le faggete del monte Mancuso, le strutture megalitiche di Torre Lupo, le strutture arcaiche e romane in località Schipani e Posto del Bosco, tracce relative ad un’antica opera viaria (probabilmente un diverticolo della Via Popilia), alcuni importanti palazzi civili, diversi edifici religiosi, masserie, mulini, icone, portali e quattro torri difensive di origine militare.
 

FalernaVillaRomana


































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venerdì, 20 luglio 2007

Iniziative
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LUCCA- ILLEGITTIMA LA MATTANZA
DEGLI ALBERI!

Una rilettura delle norme e dell'iter che ha portato all'abbattimento degli alberi del viale Giusti, mostra la grave magagna che nessuno, nemmeno la stessa Soprintendenza, ha rilevato o voluto rilevare.
Ecco la nuova nota sella Sezione lucchese di Italia Nostra inviata il 19 Luglio 2007 agli Enti competenti.

Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca

Con nota del 22 giugno u.s., indirizzata a Comune di Lucca, Opera delle Mura e Soprintendenza, ponevamo quesiti sul perché della mattanza degli alberi lungo il lato esterno di Viale Giusti, a ridosso delle Mura Urbane, e chiedevamo se l’operazione aveva avuto tutti i pareri di competenza.
L’Opera delle Mura (unico Ente che ci ha risposto) ha affermato che questa Istituzione non centra niente con l’intervento anche se questo patrimonio arboreo (“esemplari di acer negundo per l’esattezza” e solo un po’ “storti”)era stato dalla stessa censito (a che scopo, diciamo noi?).
A Comune e Soprintendenza, invece, abbiamo dovuto rivolgerci personalmente. Dal Comune abbiamo saputo e verificato che lo scellerato intervento fa parte di un piano di “riqualificazione” del lato esterno di viale Giusti perché lì, assolutamente lì, il Comune vuole utilizzare gli oneri di urbanizzazione provenienti dall’intervento di ristrutturazione dell’adiacente ex fabbrica SAFILL.
Così il Comune ha sentito il bisogno/dovere di re-impiegare (anzi di far re-impiegare) questi fondi (che in realtà potrebbero essere destinati ad opere di urbanizzazione urgenti e necessarie in qualsiasi parte del suo territorio) per “abbellirne” lo scenario intorno. Così il Comune ha elaborato il progetto di “riqualificazione”, partendo dall’abbattimento dei sanissimi e vecchi alberi esistenti al solo scopo di “ rimetterli nuovi” (sic!, che diamine!), i quali saranno però essenze di carpinus betulus piramidalis. Unprogetto cheprevede la realizzazione di una decina di passi carrabili in “pietra ricostruita” (cioè falsa), cordoli in “macigno Balducci” (falso), nuova illuminazione, …. e i restanti tratti di marciapiede ancora con ghiaia, oltre alla sistemazione dei servizi a rete nella trincea già eseguita. Questo progetto di “riqualificazione” sarà eseguito e diretto non dal Comune stesso, ma dalle imprese e dai tecnici di quei privati proprietari dell’ex Safill che devono erogare gli oneri di urbanizzazione e che in questo modo li “auto-pagano” !
Il Comune, tuttavia, (bontà loro e beneficio nostro) potrà svolgere azione di controllo! Non resta che sperare, almeno, che in questo mare di inutili nuove luci, inutili nuovi alberelli, inutile nuovo falso pietrame (povero e ricostruito)….. non scompaia definitivamente l’attuale cordolo in vera pietra di Matraia (come puntualmente avvenuto altrove: borgata di Ponte a Moriano, via Guidiccioni, Mura urbane, viale S. Concordio…..).
Questo (inutile) fantastico intervento sembrerebbe aver avuto un iter regolare. Tutta l’area attorno alle Mura fino alla linea ferrata è sottoposta al vincolo paesaggistico ai sensi della PARTE TERZA del vigente Codice dei BB. CC. e PP. (ex Legge 1497/39). In base a ciò è stata richiesta dal Comune di Lucca l’autorizzazione ambientale. La pratica ha così avuto il benestare paesaggistico dell’apposito Collegio (non sono da abolire gli enti inutili?), in data 15 febbraio u.s., e successivamente è stata inviata alla locale Soprintendenza per il controllo previsto dalle normative. Questa non si è espressa nel tempo a sua disposizione di 60 gg., causa assenza (?) per malattia del funzionario destinatario della pratica, che, naturalmente, non è stato sostituito da alcuno. E’ così scattata la norma del silenzio/assenso che grava su questi tipi di controlli per interventi che ricadono in aree sottoposte a questi vincoli generali.
In sostanza, poiché la Soprintendenza non ha neanche guardato la pratica paesaggistica…. , gli storici alberi si sono potuti abbattere e tutto il progetto/insulto in falso pietrame può essere realizzato. A cosa vale, oggi, l’asserzione del coordinatore della Soprintendenza per il settore ambientale/paesaggistico che se avesse visionato la pratica mai la avrebbe passata?
Tutta questa operazione evidenzia carenze organizzative per noi, e per tutti, inaccettabili.
Eppure questa pratica, questo progetto, questi lavori, secondo noi, presentano una grossissima magagna (e appare perlomeno strano che siamo solo noi ad averlo notato)!
In realtà, secondo il nostro giudizio, l’iter della pratica non è così regolare come parrebbe a prima vista! Sull’area pubblica dell’intervento in questione infatti non grava solo il vincolo ambientale d’area di cui alla PARTE TERZA del Codice, ma trattandosi di bene immobile di proprietà pubblica, è automaticamente classificato Bene Culturale e in quanto tale è sottoposto ai vincoli della PARTE SECONDA del Codice che, all’art. 10, c. 2, lettera g), recita:
“Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali …….:
g)- pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani che rivestono interesse artistico e storico. ………………..”
L’art. 12 dello stesso Codice precisa, poi, che se le cose pubbliche di cui all’art. 10 hanno più di 50 anni l’interesse storico artistico è automatico, salva apposita specifica verifica liberatoria da parte del Ministero per i BB. CC.
Sui viali della circonvallazione muraria lucchese, quindi, vigono contemporaneamente due tipi di vincolo: l’uno (ai sensi della PARTE TERZA del Codice, ex L. 1497/39) che è un vincolo generale, indiretto, paesaggistico di area che investe tutti i beni privati e pubblici dal centro storico alla ferrovia, l’altro (ai sensi dell’art.10, PARTE SECONDA del Codice, ex L. 1089/39) che è un vincolo diretto (quale bene culturale) su tutto lo spazio pubblico la cui sistemazione ha più di 50 anni (salvo la verifica liberatoria di cui sopra e che non c’è mai stata nel caso in esame).
L’annotazione non è ininfluente. Se (come noi sosteniamo) sul viale della circonvallazione delle Mura Urbane vige il vincolo di Bene Culturale, è ai sensi di questa specifica norma della PARTE SECONDA del CODICE che doveva essere richiesta l’autorizzazione alla Soprintendenza per effettuare l’intervento in atto e , per questo tipo di vincoli, non solo la Soprintendenza ha potere assoluto e non limitato ad un semplice controllo di quanto già autorizzato dal Collegio Ambientale, ma non è contemplato lo strumento del silenzio/assenso dopo i 60 giorni dal ricevimento della pratica.
Pertanto, secondo la nostra interpretazione delle norme, i lavori effettuati risulterebbero incompleti nella richiesta e illegittimi nell’esecuzione e pertanto penalmente perseguibili.
Chiediamo pertanto alla Soprintendenza, verificato quanto sopra da noi esposto, di bloccare immediatamente quanto illegittimamente si sta effettuando senza la Sua autorizzazione, di procedere a segnalare alle Autorità competenti, come dovuto, tutti gli abusi riscontrati e di pretendere che la richiesta di autorizzazione a realizzare il progetto di cosiddetta riqualificazione del viale Giusti venga ad Essa inoltrata ai sensi della PARTE SECONDA del Codice e di esprimersi compiutamente su tale nuova richiesta secondo le proprie valutazioni a tutela del patrimonio culturale.
Certo questo non ridarà a Lucca gli alberi abbattuti, ma impedirà, forse, facendo osservare il pieno rispetto della legge, che danni simili siano nuovamente perpetrati.
In attesa, inviamo distinti saluti.
 
 
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giovedì, 19 luglio 2007

Iniziative
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È partita la stagione degli incendi in Calabria
Non c'è pace, tra roghi e tagli, per i boschi del Pollino

ItaliaNostra nazionale Calabria e Lucania

255 i roghi in soli 10 giorni: un triste record questo che vede la Calabria al secondo posto in Italia per numero di incendi. Il 9 ed il 15 luglio scorso gli incendi hanno lambito il Parco del Pollino ed altre aree boschive. Sono dati davvero preoccupanti, considerato che la temperatura è elevata e la stagione estiva è iniziata da poco.
Italia Nostra chiede al Corpo Forestale dello Stato, al CTA, Coordinamento Territoriale Ambiente, all'Ente Parco del Pollino che particolare attenzione sia dedicata alla salvaguardia dei boschi, così da prevenire gli incendi che, secondo il CFS, nell'80% dei casi è di origine dolosa. Quindi, attività costante di controllo così da intervenire nell'immediato anche con i mezzi aerei, per poter circoscrivere i roghi nel minor tempo possibile.
Il 15 luglio scorso sono stati ben 30 gli ettari di lecceta distrutti dal fuoco a Papasidero intorno al monte Ciagola e che, come riportato dalla stampa, altri 100 ha sono a rischio.
Lo stesso danno all'ecosistema forestale era stato causato da un imponente rogo il 26 agosto 2006, quando altri 30 ha di leccete e quercete erano andati a fuoco.
Continuando a bruciare ettari di bosco nel Parco o nelle aree limitrofe, tutti gli sforzi per conservare la biodiversità, per tutelare la presenza della flora e fauna selvatica, protetti dalla legge quadro 394/91, viene ad essere messa in discussione. Oltre al rischio gravissimo dei roghi, un altro pericolo incombe sull'ecosistema del Parco rappresentato dalla messa in esercizio della centrale a biomassa del Mercure, intenzionata a bruciare oltre 350 mila tonnellate di legname proveniente dai boschi del parco con conseguente produzione di gas serra e fuliggini.
Per la salvaguardia dei boschi Italia Nostra propone che:

-i rimboschimenti vengano fatti possibilmente con specie autoctone e che siano curati con diradamenti e manutenzioni adeguate;
-siano studiate e messe in atto azioni capillari come quelle di segnalare ai Provinciali dei CFS le aree coperte dal fuoco e che il CTA del Parco tenga aggiornata una mappa degli eventi con una cartografia consultabile anche su internet sul sito del parco nazionale del Pollino;
-venga adottata finalmente una strategia del parco tendente ad una gestione competente del patrimonio forestale, ricordando che la conservazione degli habitat si può ottenere solo attraverso una conoscenza dettagliata delle diverse problematiche ecologiche connesse al patrimonio forestale;
-si arrivi all'adozione (non più rinviabile dopo 8 anni!) del piano del Parco nazionale del Pollino per superare gli interessi regionali e localistici ed evitare il rischio di un uso improprio delle risorse forestali, fatto che comporterebbe il venir meno della ragione fondante che ha portato all'istituzione dei parchi nazionali e delle aree protette in Italia;
-si lavori per una tutela della fauna, della biodiversità forestale (manca una legge quadro nazionale);
-le risorse naturali dei parchi siano salvaguardate secondo quanto stabilito dalla L. 394/91 attuando uno sviluppo che favorisca quei processi virtuosi solo enunciati, come la priorità degli incentivi pubblici per programmi e progetti attuati da Comuni all'interno dei parchi che nessuna Regione ha mai riconosciuto ed attuato.

Papasidero_di GiovanniRoviello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Iniziative
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PARCO DEL POLLINO

Con grande disappunto e preoccupazione Italia Nostra ha appreso della sentenza del TAR della Calabria, Sezione di Catanzaro, che ha rigettato il ricorso presentato da WWF, Legambiente e Forum Ambientalista dando il via libera alla messa in esercizio della Centrale a biomasse Enel di Laino (40 MW), nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, nonostante le Comunità locali e le associazioni da tempo manifestino fondate preoccupazioni circa gli impatti sulla salute e sull’ecosistema del Parco Nazionale.
Questa centrale porterà infatti a un disboscamento selvaggio all’interno del Parco, sottoposto alla legge quadro 394/91, la migliore in Europa in materia di conservazione e tutela del patrimonio ambientale e interesserà un’area di particolare importanza per la tutela della biodiversità del Parco, che comprende due SIC/ZPS di grande interesse naturalistico per le molte specie floro faunistiche rare.
Non si capisce allora come si possa parlare di energie rinnovabili quando poi si procede al taglio di foreste secolari, i polmoni verdi del Pianeta, la vera energia pulita e rinnovabile! Se è per rispettare il Protocollo di Kyoto allora si dovrebbe tener conto che un ettaro di alberi riduce le emissioni di CO2 nell'atmosfera nell'ordine di varie tonnellate all'anno…
Italia Nostra chiede:
-al ministro dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, On.le Alfonso Pecoraro Scanio, affinché intervenga per tutelare il territorio e gli ecosistemi del parco nazionale del Pollino ancora privo degli strumenti di pianificazione;
-al Presidente del Parco del Pollino ed ai sindaci della Valle del Mercure e della Valle del Lao di ricorrere contro questa assurda decisione del TAR Calabria al Consiglio di Stato dimostrando di essere dalla parte giusta, quella che garantisce il diritto all'ambiente ed alla salute di tutti i cittadini italiani!

Ufficio Stampa Italia Nostra
06 42008842/39
comunicazione@italianostra.org

Ginestre nel Parco del Pollino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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giovedì, 05 luglio 2007

Iniziative
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Pollino: sì a un piano per il Parco

I risultati dell’incontro di Italia Nostra con il Commissario Pappaterra.

Italia Nostra valuta positivamente l’incontro avuto ieri con il Commissario del Parco nazionale del Pollino Domenico Pappaterra. La delegazione calabro lucana dell’associazione, guidata dalla Consigliera nazionale Teresa Liguori, presenti il presidente Paolo Donadio e la consigliera Marilena Basile della sezione di Potenza, e per la sezione di Scalea il presidente Ugo Manco e la segretaria Emilia Manco (candidata di Italia Nostra a rappresentante presso il Parco del Pollino), ha ricevuto rassicurazioni su vari punti:
1 – Sulla pianificazione del Parco del Pollino, che si attende da ben 8 anni, il Commissario Pappaterra si è impegnato ad organizzare una riunione ad hoc con la Comunità del Parco e si augura di arrivare entro settembre ad una definizione. Su questo punto, che è fondamentale per la gestione del Parco e per la partecipazione condivisa, Italia Nostra attende l’assicurazione dell’impegno preciso anche da parte del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
2 – Sulla riperimetrazione del Parco, attualmente di 192.565 ettari (è il più vasto d’Italia), il Commissario ha assicurato che ci sarà sicuramente una compensazione tra i territori che chiedono di uscire e quelli che vogliono entrare. Italia Nostra auspica che ci sia un aumento della superficie protetta della Calabria, attualmente è di 630.941 ettari, che la pone al quinto posto tra le regioni italiane.
3 – Vicina la posizione anche sulla centrale a biomasse del Mercure, che porterebbe a un disboscamento selvaggio in aree protette (SIC e ZPS). Pappaterra infatti incontrerà (il 10 o 11 luglio) il ministro dell’Ambiente perché si trovi una soluzione a livello nazionale su tutte queste centrali la cui materia prima è costituita da alberi spesso proveniente da foreste secolari. Per Italia Nostra infatti i numerosi tagli realizzati anche in aree di tutela integrale dei parchi nazionali, per scopi prettamente economici, mettono a rischio notevoli estensioni boschive, vere e proprie riserve di biodiversità e polmoni verdi del Pianeta. Piuttosto che distruggere importanti ed insostituibili risorse forestali Italia Nostra propone la realizzazione di numerose centrali solari termodinamiche, così come recentemente deciso dal Ministro dell’Ambiente col supporto scientifico del Prof. Carlo Rubbia. 
4 – Dichiarandosi d’accordo il Commissario Pappaterra con Italia Nostra nell’affermare che i parchi eolici non sono compatibili con le aree protette, perché devastanti per il territorio e il paesaggio, ha promesso che esaminerà con attenzione la fattibilità dei progetti di parchi eolici in aree protette (vedi Papasidero, Orsomarso ed altri).
5 – Il Commissario si è complimentato con Italia Nostra che, insieme ad altre associazioni, si è impegnata molto per impedire che fosse realizzato un devastante progetto di impianti sciistici in località Montenero e Fallistro nel Parco Nazionale della Sila, progetto costoso e inutile che avrebbe comportato la distruzione di 23 ettari di foresta.
6 – Per quanto riguarda i numerosi e pregevoli beni culturali del Parco del Pollino la richiesta di Italia Nostra di non cementificare è stata accolta positivamente dal Commissario Pappaterra, come pure quella di favorire restauri conservativi degli antichi borghi e di salvaguardare gli importanti santuari rupestri.
Con grande soddisfazione è stato accolto da Italia Nostra l’impegno da parte del Commissario di esaminare la situazione attuale di cementificazione della  roccia madre che incornicia il Santuario di Santa Maria di Costantinopoli a Papasidero, così da progettare un intervento di  “rinaturalizzazione” della stessa.
Mentre per il Santuario di Santa Maria delle Armi di Cerchiara  il Commissario in persona ha fatto sapere che, grazie all’impegno di Italia Nostra e del Comitato civico, si è arrivati alla decisione definitiva di costruire il punto informativo all’interno del paese e non più nell’area del Santuario, evitando così di deturpare l'incantevole paesaggio e l’armonia del bene culturale.
In conclusione, Italia Nostra auspica che vengano seguiti i princìpi e le indicazioni concrete della legge quadro (la 394 del 1991), una tra le migliori d’Europa in fatto di conservazione e tutela della biodiversità, legge che sicuramente non vuole ingessare l’economia ma al contrario intende favorirla attraverso la tutela e la conservazione dei beni culturali e ambientali dei parchi. Anzi, quando sarà finalmente approvata la pianificazione del Parco sarà possibile definire le varie fasce di tutela, ognuna delle quali avrà il suo grado di protezione permettendo così uno sviluppo ecosostenibile legato al turismo culturale e naturalistico, all’agricoltura di nicchia e all’agriturismo di qualità.
Il Prof. Donadio ha infine opportunamente ricordato come il Pollino (nome che trae origine da Apollo, o anche da “polla” come sorgente di vita) fosse il monte sacro della Magna Grecia, e quindi come gli alberi fossero sentiti come fonte di vita, sacri, da proteggere, ed ha proposto di tenere in maggiore considerazione le attività silvo-pastorali e l’agricoltura di montagna, che vantano antiche tradizioni.

ParcoRotonda_1

ParcoRotonda_2
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venerdì, 29 giugno 2007

Iniziative
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NON SNATURATE IL PARCO DEL POLLINO,
ECCO LE NOSTRE PROPOSTE

Italia Nostra incontrerà il 2 luglio il commissario del Parco
 
Il 2 luglio è previsto l’incontro fra una delegazione calabro-lucana di Italia Nostra e il commissario del Parco nazionale del Pollino. La delegazione dell’Associazione solleverà nel corso dell’incontro con il Commissario Domenico Pappaterra, diversi temi. Primo fra tutti quello dell’adozione non più rinviabile del Piano del Parco, dopo ben otto anni di colpevoli ritardi. La pianificazione del Parco dovrebbe svolgere un ruolo essenziale di cerniera tra lo sviluppo locale e quello nazionale, fondato sulla priorità della conservazione della diversità biologica e nella protezione degli ecosistemi, obiettivo fondante dei parchi nazionali e delle aree protette. Pur tenendo ben presente la necessità di una gestione corretta e senza sprechi, Italia Nostra ricorderà come l’ambiente, il paesaggio, il patrimonio naturale sono beni comunque da tutelare e salvaguardare. In questa prospettiva l’associazione spiegherà la propria contrarietà nei confronti della riperimetrazione del Parco che dovrà mantenere invece la sua estensione originaria. Dirà un secco no alla centrale a biomasse delMercure, un progetto che favorirebbe un disboscamento selvaggio di alcune zone (SIC e ZPS). Motiverà la propria irriducibile opposizione agli impianti eolici devastanti per il territorio e per il paesaggio, alle strade asfaltate che distruggono la bellezza dei sentieri dei boschi, e alle cementificazioni di angoli suggestivi delle montagne. Italia Nostra chiederà inoltre una particolare attenzione per i beni culturali del Parco, come i santuari rupestri, alcuni dei quali restaurati in modo sbagliato (vedi Cerchiara e Papisadero), o come i piccoli deliziosi borghi montani ristrutturati senza regole. Italia Nostra farà appello inoltre al superamento dei campanilismi e di ogni personalismo localistico che rischiano di snaturare i principi e le indicazioni concrete di alcune leggi nazionali, come la legge quadro, uno dei migliori provvedimenti di tutela in Europa. Il Parco del Pollino – sosterrà con nettezza l’associazione – deve mantenere ben salde le prerogative di Parco nazionale.Il Parco nazionale del Pollino, il più vasto d’Italia, nacque nel 1993, dopo che nel 1991 era stata approvata la legge sulle aree protette il cui testo base era stato studiato da un gruppo di esperti di Italia Nostra.

Ufficio stampa di Italia Nostra - 06 42008842/39
GrandiFaggi
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mercoledì, 27 giugno 2007

Cronache
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TOSCANA/ ASSEMBLEA DEI COMITATI

La Rete Toscana dei Comitati coordinati da Alberto Asor Rosa ha indetto un'importante assemblea per il giorno sabato 7 Luglio a Firenze.

Cliccare sull'icona per visualizzare la locandina dell'evento:

7 LUGLIO_LOCANDINA

 

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categorie: 06 cronache
martedì, 26 giugno 2007

Segnalazioni
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LIGURIA/ DEGRADO PAESAGGISTICO

Troppi spettatori inattivi all’invasione del cemento! Leggi inattuate e rimpallo di responsabilità tra MiBAC e Regione. Un’analisi della situazione in Liguria.

Federico Valerio, Presidente Italia Nostra Sezione di Genova
Carlo Raggi, Italia Nostra, Sezione di Genova

da La Repubblica, Cronaca di Genova, 24.06.07
 
Abbiamo seguito sulla stampa locale il palleggiamento di responsabilità tra Regione Liguria e soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per quanto concerne il palese degrado del territorio ligure. E riteniamo necessario segnalare alcune rilevanti omissioni e carenze dell' amministrazione regionale e di quella statale in materia di tutela ambientale, non solo per fornire elementi utili per un giudizio circa l' attribuzione all' una o all' altra della maggiore responsabilità del degrado, ma anche e soprattutto per stimolarle ad un' azione di tutela più efficace. In base all' articolo 138 del Codice del Beni Culturali e del Paesaggio, il potere di richiedere l' avvio del procedimento per l' individuazione dei beni paesaggistici è attribuito tanto alla Regione quanto alle direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici. In Liguria, per quanto ci risulta, né l' una né l' altra hanno formulato richieste in tal senso, da quando è entrato in vigore il Codice, sebbene sia ben noto che aree di rilevante valore paesaggistico, esposte al rischio di interventi distruttivi di tale valore, non sono state ancora individuate ai sensi dell' articolo 136 del Codice, né sono sottoposte dal vigente P. T. C. P. regionale al regime di conservazione. Il D. Lgs. 24/3/2006 n. 157, sostituendo l' articolo 146 del Codice, ha posto rilevanti limitazioni al potere delle Regioni di delegare la funzione autorizzatoria ai Comuni; ma sino ad oggi né la Regione Liguria né la soprintendenza hanno tenuto conto di Queste limitazioni, sebbene siano evidenti le conseguenze negative della delega ai Comuni. Il D. Lgs. n. 157/06, sostituendo l' articolo 146 del Codice, ha anche disposto che il parere della Soprintendenza sulle domande di autorizzazione paesaggistica sia vincolante «fino all' approvazione del piano paesaggistico ai sensi dell' articolo 143, comma 3, e all' avvenuto adeguamento ad esso degli strumenti urbanistici comunali»; ciò comporta che il preventivo parere della soprintendenza debba ritenersi necessario per i procedimenti di autorizzazione anche nella fase transitoria disciplinata dall' articolo 159 (in quanto l' approvazione del piano paesaggistico comporta, ai sensi del c. 1 dell' articolo 159, la fine di tale fase). Eppure (sebbene sia trascorso oltre un anno dall' entrata in vigore del D. Lgs. n. 157/2006) la necessità di tale parere non risulta sia stata segnalata ai Comuni della Liguria dalla soprintendenza o dalla Regione, né che la mancanza del parere sia stata posta a base di annullamenti di autorizzazioni da parte della soprintendenza. Sostituendo l' articolo 148 del Codice, il D. Lgs. n. 157/2006 ha stabilito che entro il 31/12/2006 le Regioni promuovano l' istituzione di «Commissioni Locali per il Paesaggio» - aventi il compito di esprimere parere obbligatorio in merito al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche - «competenti per ambiti sovracomunali, in modo da realizzare il necessario coordinamento paesaggistico» e «composte da soggetti con particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio». Tali commissioni sarebbero certamente in grado di esprimere pareri più qualificati e più autorevoli rispetto ai pareri degli esperti compresi nelle commissioni Edilizie Integrate previste dalla legislazione regionale (pareri che vengono quasi sempre disattesi). Pur essendo trascorsi oltre cinque mesi dal 31/12/2006, la Regione Liguria non ha provveduto all' Istituzione delle «Commissioni Locali»; ma non è stata neppure sollecitata a tale adempimento dalla soprintendenza o dalla direzione regionale. Con il D. P. R. 12/12/2005 (entrato in vigore il 31/7/2006) è stato dettagliatamente precisato il contenuto della «relazione paesaggistica» che deve corredare l' istanza di autorizzazione paesaggistica e che «costituisce per l' amministrazione competente la base di riferimento essenziale per le valutazioni» in ordine alla compatibilità dell' intervento progettato. Non risulta che il decreto sia stato segnalato ai Comuni della Liguria dalla Regione o dalla soprintendenza, né che questa abbia posto a base di annullamenti di autorizzazioni paesaggistiche la violazione delle prescrizioni contenute nel decreto stesso. L' articolo 155 del Codice attribuisce alle Regioni il compito di vigilare sull' ottemperanza alle disposizioni del Codice da parte delle amministrazioni da loro individuate per l' esercizio delle competenze in materia di paesaggio; ma dispone anche che 'l' inottemperanza alla persistente inerzia nell' esercizio di tali competenze comporta l' attivazione dei poteri sostitutivi da parte del ministero». In Liguria l' inerzia della Regione nell' esercizio della funzione di vigilanza è evidente; ma non risulta che vi sia mai stata attivazione di poteri sostitutivi da parte dell' amministrazione Statale. E' evidente che, ad oggi, né la Regione, né la soprintendenza vogliono apparire ai progettisti, ai costruttori, come quelli che dicono NO; ma non vogliono poi apparire come quelli che hanno detto SI, quando gli scempi sono denunciati da cittadini che non rappresentano interessi politici, economici, clientelari, da cittadini che si preoccupano della tutela del paesaggio. Ma se le leggi vigenti attribuiscono alle soprintendenze poteri sostitutivi ed inibitori finalizzati alla salvaguardia, l' ultima parola può sempre essere detta dalla Soprintendenza. Sempre che lo voglia.


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categorie: 03 segnalazioni
sabato, 23 giugno 2007

Iniziative
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LUCCA/ LA MATTANZA DEGLI ALBERI

Un'ennesima inutile selvaggia distruzione del patrimonio arboreo delle città
 
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
 
Lungo i viali che circondano l’anello urbano, all’altezza del viale Giusti, si è proceduto ad abbattere una serie di belle piante di tiglio che erano collocate sul marciapiede esterno di detto viale. Oggi ne rimangono alcuni tronchi mozzati tra le intersezioni con via N. Sauro e via F. Filzi.
La motivazione (esiste sempre una motivazione!) sembra sia quella della realizzazione di uno scavo (che si sta effettuando) per interrare tubazioni di servizi a rete.
Constatiamo che l’abbattimento del patrimonio arboreo sta divenendo una disinvolta costante nel comportamento del Comune di Lucca (i tigli di Via Sarzanese, i tigli di Viale Castracani, i pini tra viale Europa e viale Carducci…), quasi un punto fermo preso nei confronti di un patrimonio considerato come “inesistente”!
Eppure con un minimo di buona volontà esistevano altre soluzioni per la trincea collocandola, ad esempio, in altra zona del marciapiede più distante dal tronco degli alberi.
Impossibili altre soluzioni? Perché?
L’Opera delle Mura, che ha competenza a gestire il verde di questa zona, si è dichiarata d’accordo? Il Collegio ambientale e la Soprintendenza, sotto il cui controllo paesaggistico è sottoposta l’area, sono stati coinvolti, come per legge, e hanno dato il loro assenso e nulla osta ufficiali?

Postilla
Dopo la nota su scritta abbiamo saputo che per l'abbattimento dei tigli sono stati richiesti tutti i permessi prescritti.
Il Collegio Ambientale di Lucca ha espresso parere favorevole e la Soprintendenza ha fatto passare il tempo a disposizione (60 gg) per annullare l'atto senza farsi viva, facendo scattare il silenzio-assenso.
Nascono due domande!
1. A cosa servono i Collegi Ambientali?  Aboliamoli!
2. A cosa serve la Soprintendenza di Lucca? O cambia... o così non serve a niente!
Il problema del paesaggio toscano non sono gli abusi, ma i permessi e tutta questa serie di falsi, ipocriti controlli .

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categorie: 02 le nostre iniziative