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Cronache
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Brucia un pino loricato, simbolo del Parco del Pollino
Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
Continuano i roghi nel Parco del Pollino.
Questa volta l’episodio è stato particolarmente odioso non per la vastità della superficie percorsa dal fuoco quanto per il fatto l’incendio ha interessato il tronco di un pino loricato. Il fatto è avvenuto il 23 settembre us, in località Piani del Pollino.
Le conseguenze sarebbero state ancora più pesanti, se alcuni escursionisti, presenti sul posto, non fossero subito intervenuti a spegnere il fuoco prima che si propagasse fino alla Serra delle Ciavole. Ancora una volta i volontari in prima linea contro i roghi.
Il pino loricato (Pinus leucodermis), è considerato un relitto di altri tempi, sopravvissuto alle grandi glaciazioni. Un albero monumentale, che cresce isolato su spuntoni di roccia, quasi una sentinella a proteggere il Parco.
Questa volta non è riuscito a proteggersi da mani assassine.
Tra le specie arboree più suggestive ed imponenti della flora italiana ed europea, è molto rara, la sua diffusione è limitata solo alla penisola Balcanica e ad alcuni massicci dell’Appennino meridionale: Monte Alpi e M. La Spina in Basilicata, Pollino e Monti di Orsomarso in Calabria.
L’incendio di domenica scorsa conferma quanto sia urgente che vengano adottate delle misure immediate di salvaguardia per questi pochi esemplari di pino loricati rimasti e per l’intero territorio del Parco del Pollino e quanto sia attuale l’appello del presidente Napolitano per la mobilitazione permanente dei cittadini contro i roghi.
ItaliaNostra chiede che, oltre a coinvolgere la popolazione nella “custodia” vigile del patrimonio naturale, siano chiamati alle loro responsabilità coloro che, pur avendo il compito istituzionale di controllare e tutelare, non hanno adottato le giuste misure di prevenzione e di protezione, mettendo così in serio pericolo l’esistenza di beni preziosi quali i pini loricati e tutta le superfici boscate percorse dai roghi all’interno del Parco del Pollino.
Iniziative
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LUCCA/ PAESAGGIO E LINEE ELETTRICHE
Sull'inaccettabile impatto paesistico della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole è intervenuta la Sezione lucchese di Italia Nostra con la seguente nota inviata a Comune di Lucca e Soprintendenza il 28.09.07
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
La Società Terna sta per iniziare la costruzione della nuova linea elettrica ad alta tensione Vinchiana-Filettole. Questa nuova linea attraverserà gran parte del territorio comunale che va dal Morianese alla Cappella, a S. Alessio, a Cerasomma impiegando enormi nuovi tralicci metallici variabili da 25 a 40 metri di altezza e portanti fili con una tensione di 132.000 kw.
Solo una minima parte di questo percorso è stato previsto in interrato così che la realtà paesaggistica (ma anche economica) delle colline ne risulterà gravemente danneggiata, se non addirittura compromessa. Questo, nonostante lo specifico vincolo paesistico che le interessa tutte, assieme alla fascia fluviale.
Gli invadenti nuovi tralicci interesseranno ambiti di insediamenti umani, di ville storiche, di case sparse, di territori boscati, di preziosi paesaggi agrari terrazzati con vigne ed olivi, di singoli edifici sottoposti a tutela (come il deposito per le acque minerali di Lorenzo Nottolini a S. Lorenzo di M.no) …..
Le varie attività agrituristiche impiantate in modo sostenibile in tutta la zona hanno contribuito finora al recupero del patrimonio edilizio e sono una risorsa essenziale per la manutenzione del paesaggio agrario, perché costituiscono una indispensabile integrazione economica per gli operatori agricoli ai fini della loro attiva permanenza in loco. Esse subiranno evidentemente un forte danno alla loro immagine, appetibilità e capacità di richiamo, perché incompatibili con l’impatto visivo diretto delle nuove strutture con probabili conseguenze negative sul ruolo di presidio ambientale svolto lì dagli attuali operatori.
La nuova linea elettrica taglierà anche quell’area agricola in margine al fiume Serchio e in località S. Alessio che questa Associazione da tempo invita a inserire tra i patrimoni paesistici da tutelare rappresentando forse l’ultimo lembo di ambiente agrario e di corti rurali rimasto ancora pressoché incontaminato in tutto il territorio lucchese. Qui, ove sembra di aver sventato definitivamente, con la nuova Amministrazione, lo snaturante progetto di campo e attrezzature per il golf, non vorremmo che ora gli enormi tralicci dell’alta tensione ne compromettessero un conveniente recupero a testimonianza della struttura agraria storica della pianura.
La linea ad alta tensione si rende utile e indispensabile per la vita e le attività della nostra società? Bene, non ostacoliamola, ma pretendiamo che sia fatta con un investimento idoneo in modo da non creare irreparabili danni ai valori paesaggistici e all’equilibrio ambientale presenti nella zona e che ne costituiscono anche il suo valore economico. L’interramento della linea progettata risponderebbe positivamente ad ambedue le esigenze, ed anche a quelle (mai completamente rassicuranti) nei confronti della salute dei cittadini. Non è più il tempo del disinvolto e selvaggio sfruttamento territoriale che ha caratterizzato gli anni del boom economico dello scorso secolo!
Comune di Lucca e Soprintendenza possono, anzi debbono, richiedere e pretendere questo.
Iniziative
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ANCORA DISTRUZIONI DI CORTI RURALI!!!
Gli ennesimi cascinali di corte possono essere abbattuti e ricostruiti per farne abitazioni. Questa volta è interessato il territorio di Segromigno. Ecco la nota inviata il 25 settembre 2007 al Sindaco di Capannori (Lucca).
Roberto Mannocci, presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Ancora un'altra corte rurale sta per essere distrutta!
Ci segnalano che in via dei Gheghi, a Segromigno, si sta per abbattere un'intera ala di corte Frosi per costruirvi, ex-novo, alcune abitazioni. Questa corte ha subìto nel tempo molti rimaneggiamenti, ma ha ancora pienamente leggibile il particolare impianto a tre file di edifici che si affacciano su due aie collegate alla strada con ponticelli arcuati sopra il rio Vione. Proprio la breve ala più a sud, costituita da cascine in apprezzabile muratura in pietra arenaria e cotto e in gran parte con mandolate, verrebbe completamente abbattuta. In precedenza nell'ala in questione si era insediata un'attività artigianale che la ha contornata di un'infinità di strutture precarie, strutture tutte utili (pensiamo) per il passaggio alla volumetria delle nuove abitazioni
Non sappiamo se quanto segnalatoci si è già concretizzato in un nuovo permesso dell'Amministrazione. Ma visti i precedenti la cosa appare più che credibile.
Sig. Sindaco, non chiediamo bizantinesche pezze pseudo-giustificative sulla regolarità dell'operazione da parte dei suoi Uffici, noi chiediamo semplicemente se quello che Lei e la Sua Amministrazione, ma anche le stesse norme globalmente interpretate, intendono e vogliono come "recupero" delle corti rurali è costituito da queste integrali distruzioni materiali e tipologiche che a più riprese abbiamo segnalato, come a Toringo e a Lammari.
Poiché ci auguriamo che Lei non possa condividere questo modus operandi, due sono le cose che ci sentiamo di indicare:
1. Che le contraddittorie norme vigenti del Regolamento siano considerate nella loro interezza prescrittiva e non solo negli aspetti permissivi che pure vi compaiono;
2. Che le fumose regole vigenti sulla salvaguardia di questo patrimonio tipologico vengano urgentemente riscritte cancellandone l¹inaccettabile aleatorietà e discrezionalità.
Ad integrazione della nota sovrastante ecco i seguenti dati:
1. L'intervento di demolizione e ricostruzione è stato autorizzato dall'A.C. in questo anno 2007
2. Al posto dell'ala di corte abbattuta sorgeranno ben 8 unità abitative. Inoltre altre unità abitative verranno costruite con altra concessione nei terreni adiacenti alla corte.
3. Lo strumento urbanistico non classifica questa ala di cascine che verrà abbattuta come appartenente ad una corte, ma come semplice sede di attività artigianale. Questo chiaramente connota come lo strumento urbanistico sia carente anche sulla rilevazione dello stato preesistente.
Proposte
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ItaliaNostra:
potenziamo il corridoio ferroviario jonico
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
Su un settimale nazionale, in edicola in questi giorni, abbiamo letto un’intervista al ministro dei Trasporti Bianchi, dal titolo “L’Italia finirà a Gioia Tauro”.
Il ministro, riferendosi ai lavori di ampliamento dell’autostrada A3 nel tratto Gioia Tauro-Reggio Calabria, esprime timori per la prossima apertura dei cantieri ANAS che dureranno 4 anni e che metteranno a dura prova il traffico da e per la Sicilia.
L’on.le Bianchi pensa a soluzioni alternative per affrontare sopra tutto l’emergenza da traffico pesante, utilizzando dei collegamenti per via aerea dalle città del Nord fino alla Sicilia e via mare dai porti di Vibo Valentia, Gioia Tauro, Salerno fino a Reggio e Messina.
Tra le proposte che il Ministero dei Trasporti adotterà dal 1°ottobre pv. dovrebbe scattare quella di un ecobonus per quei trasportatori che accetteranno di privilegiare il trasporto su nave a quello su gomma, mentre verranno acquistati una decina di treni,
finanze permettendo, per creare una sorta di metropolitana extraurbana tra Reggio C. e Gioia Tauro per la mobilità dei pendolari.
Tutto questo caos dei trasporti nel tratto calabrese della A3 si sarebbe potuto evitare da tempo se i governi nazionali e regionali avessero rivolto, negli anni passati, maggiore attenzione allo sviluppo ed al potenziamento doveroso ed improcrastinabile delle reti ferroviarie joniche e del traffico marittimo dello stesso versante, le famose Autostrade del Mare che ItaliaNostra nazionale aveva proposto sin dal 1999 nel corso
dell’importante Convegno di Portoferraio (Isola d’Elba).
Una politica regionale poco o affatto lungimirante ha fatto sì che, all’interno della Calabria, ci fossero figli e figliastri, si investissero molte risorse per lo sviluppo delle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime nel versante tirrenico e poco o nulla si programmasse per il lato jonico della regione, che è rimasto sempre più isolato e, pertanto, poco sviluppato.
Nessuna guerra in famiglia, per carità. A nostro avviso, le risorse economiche dovevano essere stanziate in misura equilibrata sui due versanti della regione.
La debolezza di un’area così vasta della Calabria non aiuterà la regione nel suo complesso a decollare, alla stessa stregua della debolezza del meridione a confronto con l’Italia intera, come ha recentemente affermato il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Ritornando al nocciolo del problema, incentivare l’ utilizzo della tratta ferroviaria jonica, particolarmente per il traffico pesante, nei collegamenti dall’Adriatico, dalla Puglia, dalla Basilicata e non solo fino alla Sicilia, avrebbe comportato la decongestione del traffico merci sul versante tirrenico, ed in particolare quello su gomma, con conseguente alleggerimento del volume di traffico sull’autostrada A3 sempre a rischio di collasso, con conseguente risparmio di numerose vite umane e con la riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Speriamo che i tempi siano maturi per un’auspicabile inversione di tendenza.
Qualche segnale lo abbiamo colto. Abbiamo notato infatti che, a seguito della pubblicazione il 10 settembre scorso di un nostro articolo su un quotidiano locale sul problema “degrado degli ambiti ferroviari a Crotone e sicurezza, potenziamento e sviluppo delle l inee ferroviarie joniche”, ci sono stati degli interventi autorevoli sia a livello comunale che regionale.
Identica attenzione anche da parte dei media, che hanno posto questo tema al centro del dibattito sul futuro sviluppo di Crotone e del suo territorio.
A questo punto, la cittadinanza, nelle sue varie componenti, non stia più a guardare gli eventi, ma svolga quel ruolo di vigilanza e di stimolo sulle Istituzioni che fa parte integrante delle sue prerogative.

Iniziative
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LUCCA: SI NEGA L'URBANISTICA E SI FA SOLO SPECULAZIONE!
Il piano attuativo presentato dalla società Valore spa nell'area del quartiere di S. Anna, a Lucca, moltiplica i devastanti effetti di un piano urbanistico che è solo favoreggiamento di operazioni edilizie, operazioni sempre più grosse e sempre più incapaci di rapportarsi all'esistente e di rappresentare una qualsiasi idea di città.
Ecco l'allarmata e articolata nota inviata dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a tutti gli Organismi comunali.
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
CONSIDERAZIONI GENERALI
Valutazioni di politica territoriale - Lo scopo dei Piani attuativi è quello di fornire proposte dettagliate di forme urbane. Quando uno strumento urbanistico generale rimanda alla discussione e all’eventuale approvazione successiva di questi micro-strumenti urbanistici è perché ha constatato che l’importanza dell’intervento richiede un approfondimento che abbisogna di una proposta dettagliata che non necessariamente deve essere accettata tout court, ma deve essere valutata nella sua “compatibilità urbana”. E’ in questo senso, quindi, che l’A.C. deve fare le sue valutazioni sul significato e sui riflessi urbani che ogni proposta di Piano attuativo riveste. La previsione del passaggio intermedio costituito dal Piano attuativo che si pone tra Piano generale e singole autorizzazioni edilizie apre (per l’importanza della funzione, per la consistenza volumetrica possibile, per il significato e il valore del contesto...) il campo ad ogni considerazione non solo tecnica, ma anche e soprattutto di politica territoriale, pur nell’ambito delgli strumenti generali vigenti.
Questo per chiarire, in generale, che non basta che una qualsiasi proposta di Piano attuativo resti negli ambiti massimi quantitativi e/o qualitativi fissati dallo strumento generale perché debba essere recepito in forma automatica, ma, trattandosi di strumento urbanistico con lo stesso iter di coinvolgimento collettivo proprio degli strumenti urbanistici, ne deve essere verificata la sua compatibilità urbana, ambientale, architettonica, funzionale… assieme alla sua coerenza e convenienza con gli interessi generali. A fare queste valutazioni infatti (sia nella fase di adozione del Piano attuativo che in quella di approvazione) è chiamato il Consiglio Comunale ovvero l’Organo che fa le scelte di politica territoriale.
Verifica dei limiti di sostenibilità - Ogni proposta di Piano attuativo non solo deve rispettare i limiti previsti dal Regolamento Urbanistico, ma deve essere contemporaneamente coerente con le indicazioni generali dettate dal Piano Strutturale (che è sovra-ordinato rispetto a tutti gli altri strumenti urbanistici) e deve essere verificata, in particolare, la sua compatibilità con i limiti quantitativi massimi da questo fissati sia in generale che per ogni singola UTOE (Unità Territoriale Organica Elementare), ovvero per quegli ambiti funzionali in cui il Piano Strutturale stesso ha suddiviso tutto il territorio comunale. La norma di questi limiti e la suddivisione in UTOE hanno lo scopo fondamentale di non snaturare le singole realtà e di fissare la sostenibilità delle trasformazioni possibili per ognuna di esse a seconda delle proprie caratteristiche.
Il territorio lucchese è stato interessato dalla costruzione di enormi volumetrie sparse in ogni dove. I Piani vigenti hanno fissato i limiti massimi generali di queste trasformazioni, limiti che non possono essere travalicati. L’Amministrazione però non ha mai reso noto se sta svolgendo un dovuto monitoraggio della situazione per verificare se quanto si sta facendo e quanto sta autorizzando rientra ancora in questi limiti e pertanto se risulta legalmente “sostenibile”. E’ giunto l’indifferibile momento in cui (con numeri, autorizzazioni e volumetrie alla mano) si controlli e si dimostri pubblicamente se questi parametri inderogabili (generali e per singole UTOE) sono stati rispettati e quali sono ancora gli eventuali margini rimanenti per ulteriori trasformazioni.
Venendo al caso particolare del Piano in oggetto, pertanto, evidenziamo quanto segue.
CONSIDERAZIONI SPECIFICHE
Viabilità ed edificabilità - Via Einaudi è nata, come già il Viale Luporini, quale viabilità di collegamento ai caselli autostradali di S. Donato. La seconda di queste strade ormai è già divenuta strada urbana perché i piani urbanistici hanno reso edificabili i terreni adiacenti. Ma la stessa fine si sta prospettando per via Einaudi come dimostrano alcune costruzioni ivi già realizzate e come sancisce il piano attuativo in oggetto. La previsione dei 200 appartamenti contemplati in questo Piano, i 300 uffici e le attività direzionali, l’attrezzatura della multisala cinematografica, l’albergo e le residenze turistico/alberghiere, le attività commerciali con la possibilità di impianto, “per trasferimento o per accorpamento” di licenze, anche per medie strutture di vendita ecc. ecc. daranno un bel colpo al ruolo primario di viale Einaudi quale collegamento autostradale. Contro questa illogica urbanistica che trasforma tutta la viabilità di collegamento in viabilità urbana, favorendo speculazioni edilizie nei terreni adiacenti agli assi viari, questa Associazione si è sempre battuta, a cominciare dai mega-centri commerciali (Carrefuor, Media-world, Cornacchie) in aderenza all’”asse suburbano”, fino alle recenti speculazioni edilizie allo scalo merci in margine del nuovo collegamento del sovrappasso ferroviario. C’è la totale mancanza di qualsiasi obiettivo di “buona pianificazione” in questo atteggiamento che porta ad un’escalation perversa di nuovo consumo di suolo con la richiesta di nuova viabilità di collegamento perché quella precedentemente costruita viene offerta alla speculazione edilizia.
Il ruolo urbano delle varie zone – Nell’autorizzare ogni intervento consistente sul territorio non può non considerarsi come questo si pone nei confronti delle strutture insediative esistenti anche a vasto raggio. E’ innegabile che oggi il centro storico soffre drammaticamente per la perdita di qualsiasi ruolo, di qualsiasi identità e di qualsiasi richiamo per i lucchesi: in calo vertiginoso i residenti stabili, ormai quasi totalmente assenti gli uffici privati, l’attività commerciale sempre più limitata a quella ad indirizzo turistico, la funzione direzionale in accelerata dismissione (dagli uffici comunali finanziari a S. Anna, a parte di quelli provinciali allo Scalo merci, a quelli dell’Agenzia delle Entrate a Guamo, all’Arpat che trasloca da via Vallisneri ….). Orbene cosa provocheranno in questo panorama già desertificato del centro storico i 200 nuovi appartamenti contemplati nel piano (cui vanno sommate le previste residenze turistico- alberghiere che molto spesso sono solo degli stratagemmi che nascondono nuove residenze ordinarie), i 300 nuovi uffici, la nuova multisala cinematografica che farà chiudere l’ultima funzione di attrattiva ancora presente nella città antica, il nuovo centro commerciale di media distribuzione possibile per “accorpamento di licenze”?
Cosa provocheranno nel centro storico e cosa provocheranno localmente? Sono domande che l’Amministrazione deve porsi per fare, con coerenza le scelte conseguenti perché altrimenti non hanno senso le recenti lamentele per la fuga dell’Agenzia della Entrate.
Quale nuovo pezzo di città? – Il Piano presentato dalla Società Valore, per consistenza e impatto (132.000 mc, H massima 22 ml, quindi fino a 7 piani di vita) si propone come un nuovo quartiere urbano da costruirsi ex novo. Ma quale disegno urbano esprime, quale idea di città? Nonostante ogni edificio contempli in interrato un proprio parcheggio di riferimento, l’intera superficie lasciata libera dall’edificazione è ossessivamente coperta da parcheggi di superficie. Le poche aree verdi (ma veramente poche) sono in dotazione privata dei soli edifici residenziali. Con esclusione di una piccola, insignificante e invivibile “piazza pubblica con fontana”, che è solo proscenio all’edificato, non esiste alcun tessuto connettivo per la vita pubblica di relazione e il “verde” pubblico è limitato ad alcuni filaretti di alberi collocati nei “marciapiedi” che separano una fila di auto dall’altra. Ovvero tutto questo spazio comune assumerà, moltiplicandolo, l’aspetto dei parcheggi del Palafiera o del viale Carducci, anche se la superficie sarà “drenante”. Se questo così alto numero di parcheggi auto non è altro che quel minimo prescritto dagli standard per le varie funzioni ivi previste e se questi stalli comportano l’esaurimento della superficie disponibile, tanto da non permettere che il complesso abbia alcuna degna articolazione di spazi per la vita urbana di relazione, questo è indice che il Piano è concettualmente e sostanzialmente sovradimensionato, anche se “burocraticamente” rispetta i parametri “burocraticamente” espressi dal R.U. Qui spetta alla valutazione dell’Amministrazione comunale se vuole che sia costruito un “pezzo di città” per i suoi cittadini oppure un assurdo agglomerato di auto ed edifici ammonticchiati. Se l’obiettivo che si persegue è il primo (come ci auguriamo), il drastico ridimensionamento quantitativo e qualitativo dell’intervento è indispensabile, per ricondurlo, almeno, da operazione speculativo-edilizia in operazione urbanistica.
Iniziative
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IL MOSTRO SUL LAGO/3
Sull'annosa questione del nuovo teatro pucciniano, in costruzione a Torre del Lago, è stata inviata da Italia Nostra una nuova lettera ai Ministri Rutelli e Pecoraro Scanio richiedendo l'irrinunciabile abbattimento delle mostruose torri sceniche in cemento.
Giovanni Losavio, Presidente nazionale di Italia Nostra
Nicola Caracciolo, Presidente Consiglio toscano di Italia Nostra
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Antonio Dalle Mura, Presidente di Italia Nostra, sezione Versilia
Lo scorso 4 settembre questa Associazione ha organizzato un convegno per trattare le varie emergenze ambientali e paesaggistiche che interessano il lago di Massaciuccoli e la Versilia.
In tale occasione a più riprese abbiamo evidenziato il tema del grande nuovo Teatro Pucciniano in costruzione sulle rive del lago. Come nelle nostre precedenti note, ribadiamo le ragioni che si oppongono alla localizzazione di una così complessa opera.
•Aspetti paesaggistici e urbanistici - L’area che è stata scelta per il nuovo teatro interessa un lembo di terra a ridosso del lago che invece era necessario recuperare alla sua naturalità dopo la dismissione dell’attività estrattiva della torba. Si tratta dunque di un’”area tutelata per legge” a norma dell’art. 142, comma 1, lett. b), del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in ragione appunto della speciale naturalità del luogo. E non solo si è operato sulla riva, ma per il ricercato contatto diretto con il lago si è proceduto ad estendere la superficie della costruzione nell’area del bacino tramite un sistema di palificazioni, non considerando la drammatica situazione ambientale che grava sul lago stesso e che rischia di farlo scomparire definitivamente. Una scelta che è un assurdo paesaggistico e ambientale in un’area protetta.
•Aspetti culturali – Se la finalità della nuova costruzione era quella di celebrare il genio musicale di Puccini (nel 2008 cade il 150° anniversario della nascita) il modo più corretto sarebbe stato quello di conservare nella sua naturalità e nella sua wildness le sponde lacustri tra le quali il Maestro amava cacciare, riposarsi e trovare ispirazione. Insomma il lago nella sua naturalità non è soltanto un luogo di grandissima valenza ambientale, ma deve essere considerato anche un vero e proprio parco culturale intimamente legato alla vita e all’arte di Puccini. La costruzione del nuovo teatro (e l’abbattimento dell’indegna struttura provvisoria del vecchio teatro che oggi ancora esiste) poteva essere fatta con impatto di gran lunga inferiore salvaguardando naturalità e cultura di questo ambiente, allontanando convenientemente la nuova costruzione da queste sponde.
•Aspetti architettonici – Materiali e forme prescelti per questo macro-intervento (teatro all’aperto per 3200 posti, sala sottostante coperta per 500 posti, oltre a tutte le attrezzature necessarie alla funzionalità) sono davvero impropri. La presenza di quattro enormi torri per le attrezzature di scena (originariamente nate anche con l’intenzione di dare una copertura al palcoscenico) portano a ridosso dell’acqua una dimensione verticale che è del tutto estranea al piatto paesaggio lacustre e che nessuna correzione dei materiali sarà in grado di mitigare. L’impatto delle torri sceniche non può essere né corretto né mitigato con qualche stratagemma cromatico o materico, come ha dovuto riconoscere lo stesso Vittorio Sgarbi. A margine, non possiamo non considerare come, nonostante il consistente investimento di istituzioni pubbliche (Comune di Viareggio, Fondazione Festival Pucciniano, Provincia di Lucca, Regione Toscana) e della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, l’opera, che ha avuto un iter assai controverso e “avventuroso”, non abbia mai perseguito quel requisito della qualità che doveva essere il primo obiettivo necessario per una degna celebrazione di Puccini.
A fronte di questa situazione e anche considerando che a seguito delle nostre precedenti segnalazioni il Ministero per i BB. e AA. CC. ha incaricato l’arch. Roberto Cecchi di verificare lo stato dell’opera e di studiare assieme agli altri Enti una riduzione dell’inaccettabile impatto (ormai riconosciuto da tutti), Italia Nostra sottolinea come, per far questo e per ridare dignità ad una iniziativa celebrativa alla quale guarda il mondo intero, l’operazione minima, ma indispensabile, sia l’abbattimento totale delle attuali quattro torri sceniche in cemento e la loro sostituzione con elementi “telescopici” che le attuali tecnologie possono permettere. Ben sappiamo che per far questo occorrono nuovi investimenti, ma il nome di Puccini e l’assoluta necessità di una sua degna celebrazione non dovrebbero rendere difficile il reperimento dei necessari finanziamenti.
Questa è la proposta, concreta e fattibile, che ci sentiamo di avanzare, ferme rimanendo le ragioni di radicale incompatibilità ambientale della localizzazione del nuovo teatro (che non si è saputo e voluto contrastare).
All’obiezione che da qui all’estate del prossimo anno non ci sono i tempi tecnici per la progettazione e la costruzione dei nuovi elementi scenici “telescopici”, rispondiamo che sono trascorsi sette mesi dalle nostre prime segnalazioni rimaste prive di ascolto e che il prossimo anno la struttura teatrale potrà funzionare eventualmente anche ricorrendo a strutture metalliche stagionali, mentre si potrà procedere successivamente alla realizzazione della struttura scenica definitiva nel modo anzidetto.
Fidando in un favorevole accoglimento della proposta, inviamo i migliori saluti.




Segnalazioni
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NO AL FAR WEST DEI CERTIFICATI VERDI
“Eolico e biomassa, rispettando la
sostenibilità dei territori e l’ambiente”
Premesso che:
in Italia è un proliferare di mega impianti eolici ed a biomassa industriali, con il conseguente e ripetuto ricorso da parte delle lobby energetiche all’uso del ricatto economico ed al non rispetto delle leggi, al solo scopo di accaparramento dei “certificati verdi”, ovvero gli incentivi che lo Stato mette a disposizione;
in moltissimi casi le società energetiche e gli enti titolari delle autorizzazioni non prendono in considerazione la sostenibilità territoriale e le norme di tutela dei territori ove tali impianti industriali sorgono, unitamente alle garanzie di trasparenza ed informazione ai cittadini;
le grandi potenze dispiegate per l’eolico sui crinali montuosi dell’Appennino avvengono in assenza di linee guida nazionali in materia che tengano conto dell’allocazione degli impianti e l’effettiva convenienza dal punto di vista della produttività energetica e spesso la “lobby del vento” agisce come se fosse nel Far West, al solo scopo di accaparrarsi i certificati verdi, peraltro in presenza di una totale reticenza da parte dei gestori degli impianti a fornire i dati sull’effettiva produzione di elettricità che, oltre a non garantire la trasparenza necessaria a queste attività industriali, solleva forti dubbi anche sulla validità tecnica di queste scelte;
le società che realizzano grandi impianti a biomassa, con potenze mediamente pari o superiori a 10 MW, talvolta di ben 35-40 MW (Mercure,Calabria, Basilicata, Liguria, Sannio, etc) impongono una “insostenibilità” rispetto al reperimento in loco della biomassa vegetale, dal momento che per far funzionare una centrale da 30 MW è necessario bruciare non meno di 400.000 tonnellate di biomassa vegetale e che tale fatto “innesca” un vero e proprio "disboscamento feroce", in molti luoghi all’interno di aree protette con futuro degrado, dissesti idrogeologico, ed effetti nefasti per le condizioni microclimatiche locali, così come sta avvenendo in silenzio sulla Sila e sul Pollino, dove nell’area dell’Orsomarso una società del nord si è dichiarata pronta a prendere in gestione i boschi comunali in cambio di "un piatto di lenticchie" per trasformali in “biopellets o cippato vergine”.
A meno che non si voglia importare legname dall'est o dall'Amazzonia questo disegno perverso mira a riconvertire le biomasse in impianti funzionanti a CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) ovvero in veri e propri inceneritori di rifiuti camuffati, così come purtroppo sta accadendo in molte località italiane;
Le scriventi associazioni, comitati e cittadini, nel denunciare torbidi "affarismi” avallati sia a destra sia a sinistra con lo scopo di accaparrarsi i soldi dello Stato, con alcune associazioni di ispirazione ambientalista a fare da “sirene” contro i comitati di cittadini e associazioni schierate a favore del rispetto della legalità e delle garanzie per la salute dell’ambiente e dei cittadini che rischiano di pagare con i propri soldi in molti casi vere e proprie speculazioni ai danni dei contribuenti;
La Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) coordinamento Comitati di cittadini promotrice dell’appello, e le Associazioni firmatarie,
chiedono
che il Ministro dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare promuova l’emanazione, da parte del Governo, delle linee guide in materia di energia prodotta da fonte eolica e da biomasse, con le norme di salvaguardia delle ZPS (Zone di Protezione Speciale) e di tutela dei parchi, oggi esposti ad un degrado ed una distruzione sistematica legalizzata.
Si chiede inoltre una moratoria di tre anni per i tagli forestali produttivi nelle aree protette, SIC e ZPS anche al fine della compensazione delle superfici interessate dagli incendi dell’estate 2007, nella more dell’auspicabile nuova legge quadro forestale.
Organizzazione Lucana Ambientalista
Iniziative
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LUCCA/
È URGENTE UN NUOVO
PIANO URBANISTICO
La Sezione lucchese di Italia Nostra torna a sollecitare una profonda ri-scrittura degli strumenti urbanistici vigenti nella città murata per salvare storia, paesaggio e identità del territorio
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Con soddisfazione abbiamo letto sulla stampa della decisa presa di posizione da parte dell'Assessore lucchese Nanni Santini contro gli attuali strumenti urbanistici che regolano (si fa per dire!) il territorio comunale.
L'intervento di Santini è importante perché dà forza all'intenzione manifestata chiaramente dal Sindaco di addivenire alla revisione di questi strumenti, attestando che questa esigenza è condivisa all'interno della Giunta.
Noi condividiamo molti dei punti toccati da Santini, dallo sviluppo sostenibile all'inefficacia del PIT regionale, dalla necessaria salvaguardia dell'identità e funzionalità dei sobborghi alle pressioni dei piccoli e grandi poteri economici alla deleteria generale trasformazione di garages, serre, capannoni e annessi vari in appartamenti alberghi, strutture commerciali......
Il nostro appello avverso l'urbanistica del "tutto ovunque", sembra sia stato recepito almeno da qualcuno! Ci scandalizza, invece, l'assoluto silenzio delle forze di opposizione, che pure durante il trascorso mandato amministrativo si erano schierate con grandi parole e con dichiarazioni urlate contro questo modo di pianificazione territoriale e che oggi, quando bisogna dare forza e indicazioni per una drastica e urgente ri-scrittura degli strumenti urbanistici per salvare del territorio quello che ancora è possibile, tacciono totalmente, perpetuando l'ambiguità della campagna elettorale in questo settore.
Ribadiamo i principi essenziali che, secondo noi, devono stare alla base in questa revisione degli strumenti urbanistici, che deve essere drastica.
A. Che la revisione sia libera, nell¹esclusivo, superiore e generale interesse dei cittadini e del territorio. I diritti acquisiti esistono solo in casi limitatissimi, non esistono obblighi perequativi, ma devono essere tutelati gli interessi generali.
B. Che la ri-scrittura sia partecipata, chiamando l¹intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro della città (specie in riferimento a quei grandi "contenitori" che definiscono l'assetto urbano e territoriale).
C. Che la ri-scrittura sia tecnicamente all¹altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
D. Che, nelle more di questa generale ri-definizione, si proceda all¹adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche oggi presenti non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, assurdi progetti-norma, corti rurali ecc. ecc.).
Ecco noi vorremmo vedere che tutte le forze politiche dessero forza a questi necessari cambiamenti, portando ciascuna un proprio autonomo contributo e coinvolgendo i cittadini per la ri-scrittura di un vero Piano urbanistico contro quello che è solo uno sfacciato lasciapassare di operazioni edilizie.
Cronache
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------RIFLESSIONI DOPO L'ESTATE DEI ROGHI
Teresa Liguori, Consigliera nazionale ItaliaNostra
Davanti alla tragica scomparsa di numerose vite umane, alla distruzione di molte migliaia di ettari di aree verdi e di vegetazione protetta andata in fumo, (ben 20.000 ha percorsi dal fuoco solo nei parchi nazionali e nelle riserve), alla perdita di numerosa fauna selvatica, avvenute nel nostro Paese ed in particolare nelle regioni meridionali nel mese di agosto, con il 70% di incendi in più rispetto all’anno precedente, non c’è che da restare impietriti per la vastità dell’emergenza ambientale che ha coinvolto direttamente ed indirettamente un gran numero di cittadini.
Riesce difficile tacere, tanto meno contenere la rabbia e l’indignazione per le sofferenze terribili conseguenti alle azioni criminose di coloro che papa Benedetto XVI non ha esitato a definire "criminali contro l'umanità", che "hanno messo a rischio l'incolumità delle persone" distruggendo "il patrimonio ambientale, bene prezioso dell' intera umanità".
Ad opporsi strenuamente alla distruzione, (ricordiamolo), sono state tanti uomini coraggiosi e generosi che hanno lavorato in condizioni durissime, giorno e notte, per fermare i roghi, per salvare vite umane in pericolo, per consentire ad alberi, siepi, animali di continuare a vivere.
A queste persone straordinarie, volontari, operai, vigili del fuoco e forze dell’ordine, che hanno fatto il loro dovere, anticipando il rientro dalle ferie, non restando negli uffici tra le carte, ma scendendo in azione con senso di responsabilità e spirito di sacrificio, va la nostra riconoscenza.
Ma, aldilà degli episodi di dedizione, bisogna chiedere conto alle autorità responsabili, a tutti i livelli, nessuno escluso, dei tanti errori commessi, a partire dalla scarsa o meglio inesistente prevenzione di questi incendi, pur sapendo che l’estate 2007 sarebbe stata torrida. L’emergenza roghi non è ancora conclusa, purtroppo, ma andrà fatta un’indagine approfondita sui ritardi negli interventi di soccorso, sul mancato coordinamento degli stessi, sui controlli che non si sono fatti, sul mancato rispetto delle leggi, che pure esistono, vedi la 353/2000, e della legalità, sull’nquinamento dell’atmosfera sia per l’incremento delle emissioni di CO2 nell’aria che per l’ aumento delle temperature, sulle pene non adeguate alla gravità ed all’estensione del fenomeno nonché all’allarme sociale che provocano.
Il Presidente Napolitano ha auspicato “una mobilitazione permanente”contro i roghi estivi.
Da parte nostra, faremo responsabilmente la nostra parte, cercando di essere testimoni di un’attenzione costante per l'ambiente, sviluppando e divulgando “l’etica della cura” anche attraverso attività di educazione, formazione e sensibilizzazione dei cittadini e non solo.
L’occasione del prossimo 1° Settembre, proclamato dalla Chiesa cattolica "Giornata per la salvaguardia del Creato", è davvero preziosa per promuovere una riflessione collettiva sulle nostre responsabilità di uomini e donne abitanti nell’unica terra che, per citare un antico detto pellerossa, “non abbiamo ereditato dai nostri padri ma abbiamo ricevuto in prestito dai nostri nipoti”…
Pubblichiamo di seguito una breve cronaca, scritta da un socio di ItaliaNostra, che vive in un piccolo centro montano ricadente nel Parco nazionale del Pollino, in Calabria, territorio percorso nei giorni scorsi da numerosi roghi di origine dolosa.
È una testimonianza delle ferite che il fuoco ha lasciato dietro di sé, sconvolgendo l'ecosistema di buona parte di un territorio montano di straordinaria bellezza, di un paesaggio suggestivo violato da incendiari assassini, delinquenti che hanno causato danni e perdite incalcolabili.
Una settimana di fuoco tra i monti del Parco del Pollino
Io non ho avuto il coraggio di fotografare quello che ho visto nelle ultime settimane nel mio paese. Nemmeno i vecchi con cui ho parlato si ricordano di aver assistito mai ad un disastro simile nei tanti anni della loro vita.
Hanno incendiato tutto nella valle del Lao: leccete, macchia, faggi, querce secolari: tutto. La Fresta (foresta), la Montagnola fino a Scorpani-Orsomarso, La Fagosa, Piano di Fosse, Colle di Trodo, Scaricapietre, Tremoli, Vignali, La Massa-Lariuso, San Rocco, San Filippo.
Gli animali dai boschi scappavano, faine e ricci investiti dalle auto sulla ss Scalea-Mormanno, i falchi gridavano nel cielo pieno di fumo forse avendo abbandonato i piccoli nei nidi tra le fiamme, mentre la gente cercava di salvare i propri orti, gli uliveti sbattendo sulle fiamme disperatamente rami verdi di ginestra. Il sole era rosso, si soffocava.
Ho chiamato alle 13,08 di lunedì 20 Agosto il 1515 per l'incendio che è partito sulla montagna di fronte al paese, poi diverse volte ogni giorno fino all'altro ieri martedì 28 Agosto quando ho lasciato Papasidero mentre il fuoco (quello del 20 trascurato all'inizio per 3 giorni e poi mai spento del tutto!) bruciava le verdi leccete di Lariuso al confine con Laino Castello sul fiume Lao e dove spero che gli imponenti lecci secolari abbiano fermato il fuoco con la frescura e la pulizia naturale del loro sottobosco.
In questi giorni ho parlato più volte col 1515 di Roma, col 800496496 di RC, con la sede operativa di CS. Dall'inizio dell'incendio del 20 Agosto hanno mandato i canadair solo dopo 3 giorni e non hanno nemmeno spento i focolai che il vento ha portato al monte Ciagola e poi giù alla Massa e quindi a Lariuso.
Intanto i piromani (uno vestito bianco è stato avvistato anche in un caso da alcuni anziani mentre innescava un incendio) hanno incendiato le altre località e non bastavano nemmeno 2 canadair solo per Papasidero o gli elicotteri di Mormanno. A Papasidero c'è la sensazione rassegnata che sia tutto finito, il verde si intende, non gli incendi. Alcuni volontari hanno spento un incendio appena appiccato sulla via di contrada Vitimoso nei pressi di una casa con un invalido all'interno. Ora si spera che qualcuno tagli i lecci bruciati per far ricrescere i giovani in modo che tra 10 anni qualcosa ritorni come prima, nuovi incendi permettendo.


Iniziative
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CAPANNORI (LUCCA)/
DISTRUTTE ALTRE CORTI RURALI
Un piano regolatore che non riesce a tutelare gli elementi identificativi di un territorio è un piano "da buttare" o almeno da rivedere integralmente. Non bastano buone parole... amministrare significa fare!
Questa volta è stata distrutta una corte rurale in frazione Lammari.
Ecco la nota inviata al Sindaco di Capannori dalla Sezione lucchese di Italia Nostra.
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
A distanza di pochi mesi questa Associazione è costretta ad intervenire nuovamente sul tema in oggetto.
Questa volta ad obbligarci a questa segnalazione è la brutale “ristrutturazione” che interessa una corte in via dei Leri nelle immediate vicinanze della pieve di Lammari. Qui dei bei cascinali che ancora la caratterizzavano (v. foto1, immagine aerea eseguita per ns. conto solo 3 anni addietro ) ormai non rimane più segno, sostituiti in toto da un nuovo edificio che ha cancellato interamente mandolate e proporzioni, più alto di un intero piano rispetto al volume preesistente (v. foto 2 e 3, eseguite un mese addietro). L’integrale paramento murario misto pietra e laterizio è rimasto solo al piano terra. I muri superiori con mandolate sono stati abbattuti e sostituiti da leggere strutture di “foratini” interrotti da teorie di 7 aperture seriali per piano. Un’edilizia più da condominio di periferia urbana che da “corte rurale”. Qui è stata anche abbattuta una parte consistente dello storico muro di recinzione, in muratura mista pietra e cotto
Certamente si risponderà che quanto è in costruzione (DIA C03/0057 del 2 maggio 2005) è tutto in regola con le norme del Piano urbanistico vigente e che di questo Piano la Sua Amministrazione non è direttamente responsabile, ma solo in parte…
Giustificazioni che non ci confortano per niente! Sono oltre tre anni che la Sua Giunta governa il territorio di Capannori e, a differenza di quanto dichiarato sin dall’inizio del mandato, quando furono prospettati drastici cambiamenti al Piano urbanistico, questa profonda revisione tarda a venire. Certamente non costituiscono un’effettiva novità le ambigue micro-integrazioni normative apportate con la Del. C.C. 50/2006, come abbiamo avuto occasione di dimostrare sia all’Assessore all’Urbanistica che agli Uffici solo qualche mese fa.
Se quanto successo alla corte di Toringo, se quanto sta succedendo accanto alla chiesa di Lammari fossero anche in regola con le norme vigenti (è quello che tendete, con grande coraggio, ad affermare!)… questo significherebbe una cosa sola: queste norme, con le prescrizioni, gli indirizzi, le indicazioni e le “correzioni a pezzi e bocconi” da Voi apportate non sono per niente sufficienti ed efficaci… quindi, se tenete (e non solo a parole) alla salvaguardia degli elementi storici ed identificativi del territorio capannorese, occorre nell’immediato un cambiamento sia di marcia che di contenuti, cambiamento sia normativo che cartografico.
“Sentiamo profondamente il compito di tutelare questo bene simbolo delle nostre tradizioni”, e siamo in “attesa dell’operatività di validi strumenti che stiamo predisponendo per la salvaguardia e la valorizzazione delle corti rurali del nostro territorio”. Così la Sua Amministrazione si esprimeva nella nota di presentazione del nostro volume “La Corte Rurale Lucchese” nel maggio 2005.
I fatti citati, purtroppo, non testimoniano a favore né di questa volontà né di questa strumentazione. Le corti rurali continuano a scomparire e con queste norme vigenti continueranno ancora a sparire!



Segnalazioni
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Goethe e la spazzatura di Napoli
Federico Valerio, Presidente sezione Italia Nostra di Genova
http://www.federicovalerio.splinder.com
A partire dal 1786 e fino al 1788, il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe, intraprende il suo viaggio in Italia, attraversando tutto il paese, da Trento a Palermo. Le città dove si ferma più a lungo sono Roma e Napoli. Nella sua ricerca non ci sono solo i grandi monumenti del passato e le opere degli artisti italiani del Rinascimento, usi e costumi degli Italiani , così diversi da quelli dei popoli del Nord, attirano la sua attenzione e molte pagine sono dedicate al popolino napoletano, alla sua gaiezza, alla sua gioia di vivere, alla sua arte di arrangiarsi. Un brano, in particolare è di singolare attualità e merita di essere citato alla lettera. "Napoli, 28 Maggio 1787 ... Un numero rilevantissimo di persone, in parte uomini di mezza età, in parte ancora ragazzi, quasi tutti straccioni, sono occupati a trasportare sugli asini la spazzatura fuori dalla città. La campagna che circonda Napoli è tutta un immenso orto: è un piacere osservare l'incredibile quantità di verdura che vien portata in città tutti giorni di mercato e come l'industria umana riporta poi alla campagna i rimasugli e i rifiuti della cucina, per accelerare lo sviluppo della vegetazione. Dato il gran consumo di legumi, i torsoli e le foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio costituiscono una parte notevole della spazzatura della città; e ognuno cerca di raccoglierne quanto più può... Servi, ragazzi, i padroni stessi vanno e vengono dalla città durante la giornata quanto più possono, e quella è veramente per loro una preziosa miniera... Mi é stato assicurato che talvolta due di questi individui fanno società, comprano un asino, prendono a fitto da un proprietario più benestante un pezzo di terra, e così, lavorando assiduamente, dato questo clima felice, in cui la vegetazione non si arresta mai, riescono a dare alla loro industria uno sviluppo non indifferente" Alcune informazioni e osservazioni: la Napoli della fine del 1700 conta cinquecentomila abitanti e agli occhi di Goethe Napoli appare una delle città più pulite d'Italia, più di Venezia, Roma e Palermo la cui sporcizia, abbandonata lungo le strade, non sfugge agli occhi del poeta. Il consumo di verdura degli odierni napoletani è ancora oggi alto, e alta è la loro produzione procapite di umido ( torsoli e foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio...) e la campagna che circonda Napoli, nonostante discariche abusive e non, stoccaggi di ecoballe, cementificazione legale e abusiva è ancora un immenso orto.
Sono graditi i vostri commenti, in particolare quelli degli amici napoletani.

Cronache
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ANCORA RUTELLI E "IL NO A TUTTO"
Una replica della Sede Centrale di Italia Nostra
Giovanni Losavio, Presidente Nazionale Italia Nostra
Il Presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio si è rivolto al Ministro Rutelli contestando fermamente le dichiarazioni rese al Festambiente di Rispescia nel Grossetano, secondo le quali (come riportato dalla stampa nazionale) Italia Nostra è da considerare tra gli “alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio”, perché “si oppone alla loggia di Isozaki a Firenze, o alla nuova struttura dell’Ara Pacis a Roma o al ponte progettato da Calatrava a Venezia”. Non preoccupa tanto l’insulto gratuito che si stenta a riferire al consueto stile del ministro, quanto piuttosto il programma cultural-politico del suo ministero(che traspare da quelle dichiarazioni) fatto di dieci, cento logge di Arata Isozaki, di monumentali teche per simil-ara-pacis, di inutili ponti ad effetto che possono soltanto nascondere i veri problemi dell’ambiente urbano in cui siano inseriti.
Dispiace che il Ministro, invece di entrare nel merito degli argomenti critici, si richiami allo schema polemico che evoca il partito del non fare, quando invece proprio Italia Nostra sostiene da sempre il principio di fare presto e bene, ma ciò che davvero è necessario per la salvaguardia del patrimonio culturale. Mentre è inaccettabile l’abbandono dei principi che hanno ispirato la “carta del restauro”, dettata per contrastare l’arbitrio del gusto incontrollabile del progettista e formalmente assunta dalla stessa Amministrazione ministeriale come vincolante regola che guida ogni intervento sul singolo bene culturale, precludendo ogni moderna addizione al suo assetto autentico. Sicché non possono essere poste in gara, e pure attraverso un concorso internazionale, le innovazioni immaginate da Gregotti o Isozaki per abbellire il disadorno prospetto posteriore del monumentale edificio vasariano degli Uffizi.
E altrettanto grave è l’abbandono dei principi del risanamento conservativo e del restauro che la moderna cultura della tutela ha esteso (con gli ovvi adeguamenti alla dimensione urbana) ai centri storici, riconosciuti essi stessi come unitari, benché complessi, beni culturali,ai quali dunque non si addicono gli esercizi di stile della architettura di oggi. Alla quale spetta l’impegno, di alta responsabilità civile,di restituire dignità di moderna città a quella parte assai più estesa degli insediamenti urbani che ancora dobbiamo identificare come periferia della città antica.
Cronache
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RUTELLI E IL "NO A TUTTO"!
(con una nostra replica)
Questo il Comunicato Ansa sulle dichiarazioni rilasciate dal Ministro Rutelli a Rispescia, nel corso di Festambiente, il 17 agosto u.s.
AMBIENTE: RUTELLI, RISCHIO VILLETTOPOLI, MA ANCHE TROPPI NO
«Esiste in Italia una minaccia che si chiama Villettopoli, cioè un’alluvione di cemento che fa male al territorio, ma esiste anche il rischio di troppi no alla trasformazione e alla buona architettura». Lo ha detto il ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli, stasera a Festambiente per partecipare ad un convegno sul tema «Il paesaggio: un patrimonio per l’Italia di qualità». «Quando io voglio combattere i nuovi barbari che vogliono distruggere il paesaggio - ha aggiunto Rutelli - devo avere come alleati coloro che vogliono fare delle buone realizzazioni. Allora, la negatività di chi si oppone alla loggia di Isozaki a Firenze, o alla nuova struttura a Roma dell’Arapacis, o al ponte progettato da Calatrava a Venezia, ecco quelli che dicono no a qualunque trasformazione, in realtà sono alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio». (ANSA).
ED ECCO LA NOSTRA REPLICA del 20.08.07
Mariarita Signorini, Roberto Mannocci
Consiglieri nazionali di Italia Nostra
Le dichiarazioni di Rutelli a Rispescia fanno, come suol dirsi, "di ogni erba un fascio", arrivando a bollare i contrari a certe opere come "alleati di chi ogni giorno distrugge il paesaggio", pertanto crediamo siano necessarie alcune puntualizzazioni.
1. Gli unici alleati dei distruttori del paesaggio sono indiscutibilmente quelle Amministrazioni comunali, provinciali e regionali che con i miraggi dello sviluppo e della messa a reddito del territorio rendono possibile l'assurda metastasi edilizia da tempo in atto.
2. Della distruzione paesaggistica sono pure corresponsabili gli stessi Uffici delle Soprintendenze, prive di strumenti sia operativi che economici, che normativi e sempre drammaticamente sotto organico per svolgere la delicata e fondamentale mansione di tutela a cui sono preposti.
Il Ministro Rutelli dovrebbe intervenire con urgenza per verificare lo status di confusione normativa,le criticità e le provvisorietà che affliggono i suoi uffici periferici per porvi immediatamente rimedio.
3. Dire NO a tutto e ovunque, in modo preconcetto, è ovviamente sbagliato, ma sia i NO, che i pletorici SI'devono essere articolati, giustificati e valutati.
Tra i parametri di valutazione devono entrare prepotentemente il rapporto dell'opera nuova con il contesto paesaggistico e il suo effetto su questo contesto.
4. Non può passare il concetto che tutto può essere fatto ovunque, purché sia di qualità!
Il SI' ovunque, purché di alto valore intrinseco, è un motto che piacerebbe a parte degli speculatori e dei distruttori del paesaggio, anche perchè ci si addentrerebbe nei meandri del concetto di estetica, un terreno quando mai scivoloso e opinabile.
Esistono invece situazioni paesaggistiche e storiche che devono soltanto essere "restaurate" e "conservate". Il "bel" pezzo nuovo di architettura non può sostituirsi alla necessaria coerenza urbanistica né al valore storicizzato già presente del contesto.
Entrando nel merito della citata loggia di Isozaki all'uscita degli Uffizi, su questa pensilina, come è stata battezzata sin dalla sua nascita, che risulta ribelle ai principi del restauro architettonico,Italia Nostra ha preso partito 'contro', a suo tempo, con raccolte di firme e con dichiarazioni a mezzo stampa.
Si deve dire che l'iter procedurale in questo caso è stato trasparente e regolare e che Isozaki ha vinto un concorso internazionale bandito nell'ormai remoto 1998 (su invito a soli sei partecipanti) e valutato da una commissione mista composta da Comune di Firenze-Soprintendenza-Ministero. Tuttavia tale progetto prevalse per un solo voto rispetto al progetto di Gregotti, assai più rispettoso del contesto e decisamente meno di rottura, all'uscita di uno dei più importanti musei del mondo.
Ma ormai parrebbe tardi per i se e per i ma, dato che entro l'anno sarà consegnato il progetto esecutivo; se realizzata dunque l'opera è già destinata a scatenare altre interminabili e inevitabili discussioni e polemiche, col risultato che la stessa cittadinanza, che dovrà essere sempre più parte attiva nella tutela del proprio paesaggio, resterà divisa sulla valutazione di un manufatto che va a incidere pesantemente proprio nel cuore degli Uffizi, il luogo simbolo senza il quale una visita nella città medicea è incompleta.
E' naturale perciò che toccando tasti che riguardano il concetto di paesaggio in rapporto all'identità stessa delle popolazioni, si scatenino infiniti dibattiti.
E non crede il Ministro che proprio nel confronto di opinioni stia il fare cultura e la vivacità culturale di una società?
Cronache
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DALLA POLITICA ALLA MORALE!
A Lucca - L'affaire Circoscrizioni
Diamo il via ad una serie di considerazioni e fatti che vanno al di là del territorio e del paesaggio, ma che ci coinvolgono come cittadini. Episodi, atteggiamenti ed eventi che testimoniano che nessuna salvezza per il territorio sarà possibile se si disgiunge la politica dalla correttezza e dalla morale... E, purtroppo, le forze politiche, tutte le forze politiche, non se ne accorgono!
"Attraverso la Stampa faccio un appello a tutte le forze politiche e ai Capigruppo Consiliari che presto dovrebbero riunirsi per esaminare lo stallo delle 9 circoscrizioni lucchesi che non riescono a "partire". Eppure sulla carta le maggioranze ci sono, 7 circoscrizioni del centrodestra e due del centrosinistra,.....ma esiste un problema che le accomuna tutte: la spartizione personale dell'indennità prevista per il Presidente (circa 1.900 Euro mensili lordi). Il problema è tutto qui perché questo "stipendio" fa gola a troppe persone all'interno delle maggioranze suddette....Certamente c'é anche il problema di centellinare queste cariche distribuendole ed equilibrandole col bilancino tra i vari partiti delle coalizioni (che è mala-politica anche questa).....ma l'elemento scatenante di questa pazzesca situazione è proprio e solo questa appetibile indennità. Si è riproposto (come talvolta è successo in passato) la turnazione della carica a metà mandato, ma si è arrivati anche a proporre la turnazione a tre oppure (cosa dell'ultimo momento) l'equa ripartizione di quel "tesoretto" tra ogni presidente e i propri vice.... Proprio questo indegno "mercato" affronteranno i Capigruppo Consiliari nella prossima imminente riunione. Spero (ma senza illudermi) che da tale riunione non nasca nessuna proposta di squallido "accomodamento" portando in Consiglio una revisione del Regolamento delle Circoscrizioni immediatamente operante per distribuire le stesse prebende a rose più ampie. Spero (sempre senza illudermi) che la massima Istituzione comunale non avalli questo concetto di politica-mercato con la scusa di voler fare funzionare questi organismi. Questi Organismi sono espressione di democrazia e di partecipazione dal basso, diranno i soliti! E' questa che si sta manifestando la Democrazia? Ci si dica concretamente quale espressione di democrazia è stata dimostrata da questi Organismi in passato e a cosa sono servite queste strutture se non ad alimentare i primi passi di carriere politico-amministrative e quindi soltanto ad alimentare la classe politica. Ci si dica quale intervento pubblico non sarebbe stato possibile senza la presenza di questi pletorici e presuntuosi parlamentini e quale partecipazione sono in grado di garantire se il loro atteggiamento è sempre di supino supporto o aprioristicamente contrario alle decisioni del Comune a seconda della maggioranza che li governa. Spero (purtroppo senza illusione alcuna) che il Consiglio Comunale voglia salvaguardare quel minimo di dignità che gli compete rigettando qualsiasi modifica delle norme e dei regolamenti per far fronte a questo vero e proprio "mercato delle vacche". Le regole non si cambiano mai quando i giochi sono aperti! Con le regole vigenti (che tutti conoscevano) sono stati formati i consigli circoscrizionali e con tali regole devono (se ci riescono) iniziare a vivere. Se non partono e non operano la responsabilità ricade su di loro ed è esplicita di fronte all'opinione pubblica. E se non riescono a dar vita ad una struttura operante, c'é una sola cosa da fare: le dimissioni di tutti. Nessuno, ne siamo sicuri, si accorgerà di questa mancanza! Non è qualunquismo....è la realtà! Spero, infine e invece, (con un po' di illusione) che il Consiglio Comunale riveda drasticamente questa abnorme presenza nel numero delle circoscrizioni. Da parte mia sarei favorevole alla loro totale cancellazione a partire dal prossimo mandato amministrativo. Un bel risparmio per i costi inutili della politica!"
Cronache
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Italia Nostra perde un eccellente urbanista oltre che un caro amico
Firenze 18 agosto 2007
Dopo lunga malattia è deceduto, venerdì sera, Augusto Boggiano, era docente alla facoltà di Architettura di Firenze, allievo di Edoardo Detti, era urbanista di chiara fama.
Vasta la sua carriera di studioso del paesaggio e di pianificazione urbana. Era membro del consiglio direttivo della sezione fiorentina di Italia Nostra, ed è stato relatore a vari convegni organizzati dall'associazione sulla L.R.1/2005, dal dicembre 2004 in poi.
Ha svolto il ruolo di Consulente per il Paesaggio per l'Assessore regionale Mariella Zoppi, nel precedente mandato amministrativo regionale.
Memorabile il volume che ha curato su incarico del Comune “Passeggiare Firenze” studio di fattibilità di un sistema di percorsi pedonali all'interno delle aree extraurbane, un'opera che resterà a testimonianza del suo grande amore per il paesaggio dei colli fiorentini. Diversi sono stati i piani strutturali ai quali ha lavorato, facendo parte anche della commissione edilizia del Comune di Lucca negli anni '70 dove, in collaborazione con altri professionisti, ha elaborato i piani di recupero delle ex Caseme Lorenzini e Garibaldi su incarico della prima Amministrazione Fazzi, mentre su incarico dell'amministrazione Micheloni, guidò la stesura del primo Piano Strutturale di Capannori. Ad Augusto Boggiano si deve anche il sostanziale contributo per il salvataggio del parco della Versiliana dalla lottizzazione prevista.
Nel mese di giugno 2004 ha partecipato, nella veste di consulente regionale, al convegno organizzato da Italia Nostra Lucca “La Corte Rurale Lucchese” con un importante intervento sulle caratteristiche del paesaggio agrario locale.
I funerali si celebrano oggi, 18 agosto, nella cattedrale di Pietrasanta alle ore 16.00.
Mariarita Signorini e Roberto Mannocci
Consiglio nazionale di Italia Nostra per Italia Nostra Toscana
Iniziative
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LUCCA È EMERGENZA!
UN NUOVO PIANO REGOLATORE
PER UN FUTURO ORDINATO
AL TERRITORIO!
Ecco l'appello che la sezione lucchese di Italia Nostra ha inviato a Sindaco di Lucca e Gruppi consiliari comunali: ri-scrivere e ri-definire integralmente i nuovi strumenti urbanistici, rispettando quattro precisi assunti!
Roberto Mannocci, Presidente Italia Nostra, Sezione di Lucca
Questa Associazione ha sempre considerato in maniera molto critica l’attuale strumentazione urbanistica comunale sia quella generale (P.S. e R.U.), sia i diversi piani attuativi o tematici (Caserma Mazzini, Parco Fluviale, Scalo Merci, variante Corti Rurali, ex Lenzi, Arliano, Carignano…), che da quella hanno avuto seguito e che oggi si trovano in stadi diversi del proprio iter amministrativo.
La fondamentale obiezione agli strumenti generali è stata, ed è, di non individuare un indirizzo per il futuro del territorio, ma di predisporre illimitate possibilità edilizie sì che questi Piani/non-piani hanno dato il via a quella metastasi di nuova edilizia e di trasformazioni dell’esistente che è sotto gli occhi di tutti. Niente è stato programmato per il futuro del territorio, ove ogni elemento è stato considerato un anonimo contenitore in grado di accogliere qualsiasi cosa e che può diventare qualsiasi cosa che il mercato vorrà. Puri anonimi contenitori sono i grossi complessi del centro storico (Manifattura, S. Francesco, Carceri, Carmine...), gli edifici industriali dismessi o da dismettere che popolano soprattutto l’immediata periferia, i cunei di verde, i 120 palazzi signorili, le serre agrarie, i complessi ospedalieri, le abitazioni sparse, le corti, il territorio e il paesaggio rurale della piana e della collina, le piazze…Tutto può essere usato ed abusato, ampliato, ristrutturato, snaturato, riempito e i “vuoti” sono tali solo perché in attesa di appetiti per il loro sfruttamento.
A questa mancanza di principi pianificatori, a questa assenza totale di un disegno possibile e condiviso per la città e per il territorio si somma un apparato di norme confuso, contorto, spesso contraddittorio, la cui formulazione quasi “dilettantesca” offre lo spunto a forzature interpretative che privati ed Uffici non mancano mai di usare od avallare. Se sommiamo a questa pochezza strumentale un sostanzialmente inesistente vaglio paesaggistico e idraulico… emerge una necessità assoluta che è un preciso compito della nuova Amministrazione comunale, nella sua interezza: la drastica e urgentissima ri-scrittura del Piano urbanistico. Con soddisfazione abbiamo constatato che il Sindaco condivide questa priorità (come ci ha confermato in un recente incontro) e con questa nota siamo a spronarlo perché quanto prima si dia inizio a questa re-impostazione per salvare quello che ancora si può salvare dell’identità lucchese.
Quattro, a nostro giudizio, i principi che devono stare alla base di questa urgente ri-scrittura del Piano, che deve essere un Nuovo Piano.
- Che essa sia libera, nell’esclusivo, superiore e globale interesse dei cittadini e del territorio. Non esistono né vincoli di diritti acquisiti (se non in casi limitatissimi), né obblighi perequativi, ma interessi generali.
- Che essa sia partecipata, chiamando l’intera cittadinanza a portare idee su quelle che costituiranno le scelte fondamentali e le linee guida del futuro territoriale.
- Che la ri-scrittura sia tecnicamente all’altezza del valore del nostro territorio e dello strumento da elaborare e che in essa non siano coinvolte professionalità che possono essere espressione di interessi particolari.
- Che si proceda, nelle more di questa ponderata ri-definizione, all’adozione di norme di salvaguardia specifiche e generali perché le storture più macroscopiche non provochino ulteriori danni (terrazzi nel C.S., serre, volumi seminterrati, progetti-norma ecc. ecc.)
Ciò di cui Lucca ha bisogno è un’operazione drastica e non facile, ma indispensabile… e, a nostro giudizio, proprio nei termini anzidetti.
Per questo ci sentiamo di inoltrare questo invito, oltre che al Sindaco, agli esponenti delle forze politiche.
Ai membri della maggioranza, un invito ad abbandonare quel ruolo totalmente supino ed acritico che fu assunto nel dibattito consiliare che ha portato Lucca a dotarsi di questi strumenti ora misconosciuti da tutti. Sindaco e Giunta hanno bisogno di stimoli veri per fare drastici cambiamenti e di apporti attivi, anche critici, per evitare nuove possibili storture.
Ai membri dell’opposizione, nel pieno rispetto del proprio distinto ruolo democratico, un invito ad uscire dal perdurante sopore conseguente alle proprie ferite e a condividere, invece, la responsabilità di pretendere l’avvio della ri-scrittura del Piano, che il Sindaco, in totale isolamento, ha annunciato e a confrontarsi con le proprie idee sul territorio e sul futuro della città.
Fiduciosi in un positivo accoglimento dell’appello, con l’occasione, inviamo i migliori saluti.
Iniziative
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TOSCANA/
Territorio, Paesaggio, Pit e Partecipazione
Tanto "sviluppismo" e poca tutela nella politica regionale di governo del
territorio!
Ecco una lettera aperta al Presidente Martini
Roberto Mannocci, Consigliere nazionale di Italia Nostra
Illustre Presidente Martini,
anche se senza speranze di incidere sui convincimenti della Giunta Toscana da Lei guidata, voglio fare alcune considerazioni in merito alla tutela del paesaggio toscano e allo sviluppo urbanistico, temi che in questi giorni hanno trovato ulteriore “sistemazione” normativa con l’approvazione del PIT regionale. Non abbiamo ancora approfondito i dettagli dell’ultima versione di questo strumento, ma le ripetute uscite sulla stampa, Sue, di Assessori e Consulenti, non lasciano dubbi sulla totale permanenza di un impianto contenutistico e normativo per noi inaccettabile.
Lei ha affermato che la Regione Toscana tiene al suo paesaggio come in passato e che i guasti ad esso apportati e che si stanno apportando (che lei considera, comunque, limitatissimi) sono tutti conseguenze di un passato avventatamente da più parti rimpianto. Può anche essere che talune scelleratezze attuali siano la concretizzazione di scelte avvenute venti anni addietro, ma le garantisco che la metastasi di nuovi cantieri, di trasformazioni edilizie, di accrescimenti volumetrici che investono l’intera regione, dalle colline al territorio agrario, dalle città alle coste, alle case isolate…. sono concretizzazioni dovute alle due ultime leggi urbanistiche regionali (L.R.5/95 e L.R. 1/05) e a volontà speculative cui nessuno pone limiti.
C’è una locuzione recentemente adottata (che tanto piace in Giunta da farne una bandiera) per sintetizzare il concetto di governo del territorio: “mettere a reddito il territorio, tutto il territorio, ogni parte del territorio, contro la rendita passiva”. E’ in questa visione esclusivamente economicistica che si inserisce la cosiddetta “conservazione attiva” dei valori storici e paesaggistici chiamati anch’essi, come tutto il territorio, ad essere riconosciuti Beni solo se “utili” e “utilizzabili” e in quanto possibili “produttori di reddito”. Si conferma appieno, anche a livello regionale toscano, l’allarme già lanciato anni addietro da Salvatore Settis per la perdita del riconoscimento nel “valore in sé” dei Beni Culturali e per la loro identificazione come “giacimento”, risorsa non sfruttata in tutto quello che può produrre e che invece deve essere chiamata a produrre.
Ed è stato proprio questo il fine della conferenza che l’Assessore Conti il 30 Luglio scorso a Roma ha tenuto con la stampa nazionale ed estera: pubblicizzare le immense possibilità offerte con il nuovo PIT! La Toscana, terra di grandi paesaggi, d’arte, di città storiche, di paesini e di complessi industriali ora è finalmente pronta ad accogliere grandi investimenti europei e mondiali in tutti questi settori. La Toscana non è più meta obbligata, limitata e passiva per il “gran tour” di qualche intellettuale, ma oggi può offrire i suoi immensi giacimenti per una miriade di planetari produttori dinamici. Questo ha affermato Conti,….e a riprova che finalmente la Toscana potrà essere “sfruttata appieno in tutte le sue valenze” (probabilmente di fronte a giornalisti increduli di queste vergognose sirene) si è impegnato ad inviare l’intero testo del PIT a tutte le Regioni d’Europa!
Ma Conti ha voluto dare anche un’altra garanzia agli investitori, contro gli eventi che ultimamente hanno rotto “le uova nel paniere” degli Amministratori: il dissenso e gli ostacoli, pur democratici, frapposti dai cittadini, dalle Associazioni e dagli Asor Rosa di turno alla realizzazione di interventi che stuprano i nostri Beni territoriali. Questo pericolo non esisterà più, perché ci hanno già pensato l’Assessore Fragai e l’intera Giunta con la Legge sulla partecipazione che è al varo. I cittadini dovranno conoscere prima, collaborare prima, suggerire prima, concertare prima, esprimersi prima, obiettare prima…, prima che un intervento inizi l’iter… in modo che, dopo aver dato loro questa possibilità di sfogo, non ostacolino più il percorso che separa l’opera (o quant’altro rivesta rilevanza territoriale per una comunità) dalla sua concretizzazione. Essi saranno divenuti compartecipi e quindi corresponsabili in questo “perfetto” quadro democratico e soprattutto saranno guidati, controllati e governati in questa “partecipazione” a livello regionale dall’apposita Authority (un’Istituzione in più, quando si parla di contenere i costi della pseudo-politica!!!) che dovrà garantire paritaria espressione ad ogni forma di pensiero. Già vediamo le parti politiche e degli affari affannarsi nel dare forma a gruppi ad essi favorevoli….in modo che il risultato di questa partecipazione sia sempre, per lo meno, bivalente od ambiguo.
Intanto i capitali invocati dall’Assessore Conti per rendere “iper-attiva” la tutela del paesaggio toscano scendono in forze: la tenuta di Castelfalfi (Comune di Montaione) comprendente un agglomerato ancora abitato, un castello medievale, vigneti e uliveti per 11 Km quadrati è stata acquistata dalla TUI (Turistik Union International), colosso tedesco nel settore turistico, per costruirvi ville e abitazioni di lusso, un Robinson club, alberghi, ristoranti, piscine ecc….insomma un vero e proprio Paese dei Balocchi (tanto per ricordare il Pinocchio di Benigni girato in questo contesto). L’investimento è calcolato in 250 milioni di Euro, il più grosso mai effettuato dalla stessa TUI e il più ingente mai calato in Toscana!
Illustre Presidente Martini, scriviamo queste righe pur nella certezza che non smuoveremo niente in questo matrimonio RegioneToscana/Capitali, ma convinti di evidenziare che esiste una nuova barbarie rampante, più sottile e più infida ed anche più difficile da smascherare e combattere. Ma non smetteremo di vigilare e lottare per la nostra identità usando tutti i mezzi che la legge metterà a disposizione… prima e dopo!


Iniziative
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È partita la stagione degli incendi in Calabria
Non c'è pace, tra roghi e tagli, per i boschi del Pollino
ItaliaNostra nazionale Calabria e Lucania
255 i roghi in soli 10 giorni: un triste record questo che vede la Calabria al secondo posto in Italia per numero di incendi. Il 9 ed il 15 luglio scorso gli incendi hanno lambito il Parco del Pollino ed altre aree boschive. Sono dati davvero preoccupanti, considerato che la temperatura è elevata e la stagione estiva è iniziata da poco.
Italia Nostra chiede al Corpo Forestale dello Stato, al CTA, Coordinamento Territoriale Ambiente, all'Ente Parco del Pollino che particolare attenzione sia dedicata alla salvaguardia dei boschi, così da prevenire gli incendi che, secondo il CFS, nell'80% dei casi è di origine dolosa. Quindi, attività costante di controllo così da intervenire nell'immediato anche con i mezzi aerei, per poter circoscrivere i roghi nel minor tempo possibile.
Il 15 luglio scorso sono stati ben 30 gli ettari di lecceta distrutti dal fuoco a Papasidero intorno al monte Ciagola e che, come riportato dalla stampa, altri 100 ha sono a rischio.
Lo stesso danno all'ecosistema forestale era stato causato da un imponente rogo il 26 agosto 2006, quando altri 30 ha di leccete e quercete erano andati a fuoco.
Continuando a bruciare ettari di bosco nel Parco o nelle aree limitrofe, tutti gli sforzi per conservare la biodiversità, per tutelare la presenza della flora e fauna selvatica, protetti dalla legge quadro 394/91, viene ad essere messa in discussione. Oltre al rischio gravissimo dei roghi, un altro pericolo incombe sull'ecosistema del Parco rappresentato dalla messa in esercizio della centrale a biomassa del Mercure, intenzionata a bruciare oltre 350 mila tonnellate di legname proveniente dai boschi del parco con conseguente produzione di gas serra e fuliggini.
Per la salvaguardia dei boschi Italia Nostra propone che:
-i rimboschimenti vengano fatti possibilmente con specie autoctone e che siano curati con diradamenti e manutenzioni adeguate;
-siano studiate e messe in atto azioni capillari come quelle di segnalare ai Provinciali dei CFS le aree coperte dal fuoco e che il CTA del Parco tenga aggiornata una mappa degli eventi con una cartografia consultabile anche su internet sul sito del parco nazionale del Pollino;
-venga adottata finalmente una strategia del parco tendente ad una gestione competente del patrimonio forestale, ricordando che la conservazione degli habitat si può ottenere solo attraverso una conoscenza dettagliata delle diverse problematiche ecologiche connesse al patrimonio forestale;
-si arrivi all'adozione (non più rinviabile dopo 8 anni!) del piano del Parco nazionale del Pollino per superare gli interessi regionali e localistici ed evitare il rischio di un uso improprio delle risorse forestali, fatto che comporterebbe il venir meno della ragione fondante che ha portato all'istituzione dei parchi nazionali e delle aree protette in Italia;
-si lavori per una tutela della fauna, della biodiversità forestale (manca una legge quadro nazionale);
-le risorse naturali dei parchi siano salvaguardate secondo quanto stabilito dalla L. 394/91 attuando uno sviluppo che favorisca quei processi virtuosi solo enunciati, come la priorità degli incentivi pubblici per programmi e progetti attuati da Comuni all'interno dei parchi che nessuna Regione ha mai riconosciuto ed attuato.

Iniziative
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PARCO DEL POLLINO
Con grande disappunto e preoccupazione Italia Nostra ha appreso della sentenza del TAR della Calabria, Sezione di Catanzaro, che ha rigettato il ricorso presentato da WWF, Legambiente e Forum Ambientalista dando il via libera alla messa in esercizio della Centrale a biomasse Enel di Laino (40 MW), nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, nonostante le Comunità locali e le associazioni da tempo manifestino fondate preoccupazioni circa gli impatti sulla salute e sullecosistema del Parco Nazionale.
Questa centrale porterà infatti a un disboscamento selvaggio allinterno del Parco, sottoposto alla legge quadro 394/91, la migliore in Europa in materia di conservazione e tutela del patrimonio ambientale e interesserà unarea di particolare importanza per la tutela della biodiversità del Parco, che comprende due SIC/ZPS di grande interesse naturalistico per le molte specie floro faunistiche rare.
Non si capisce allora come si possa parlare di energie rinnovabili quando poi si procede al taglio di foreste secolari, i polmoni verdi del Pianeta, la vera energia pulita e rinnovabile! Se è per rispettare il Protocollo di Kyoto allora si dovrebbe tener conto che un ettaro di alberi riduce le emissioni di CO2 nell'atmosfera nell'ordine di varie tonnellate all'anno
Italia Nostra chiede:
-al ministro dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, On.le Alfonso Pecoraro Scanio, affinché intervenga per tutelare il territorio e gli ecosistemi del parco nazionale del Pollino ancora privo degli strumenti di pianificazione;
-al Presidente del Parco del Pollino ed ai sindaci della Valle del Mercure e della Valle del Lao di ricorrere contro questa assurda decisione del TAR Calabria al Consiglio di Stato dimostrando di essere dalla parte giusta, quella che garantisce il diritto all'ambiente ed alla salute di tutti i cittadini italiani!
Ufficio Stampa Italia Nostra
06 42008842/39 comunicazione@italianostra.org

Iniziative
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Pollino: sì a un piano per il Parco
I risultati dell’incontro di Italia Nostra con il Commissario Pappaterra.


Cronache
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TOSCANA/ ASSEMBLEA DEI COMITATI
La Rete Toscana dei Comitati coordinati da Alberto Asor Rosa ha indetto un'importante assemblea per il giorno sabato 7 Luglio a Firenze.
Cliccare sull'icona per visualizzare la locandina dell'evento:
